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SCELTI PER VOI: SEMINATORI DI ENTUSIASMO. MANIFESTO PER UN'AECOLOGIA DELL'INFANZIA

martedì 26 maggio 2026

 

Questa volta dedico le mie parole agli adulti, che a vario titolo sono chiamati a costruire relazioni con i bambini, siano essi genitori o educatori.

Il libro di cui vi parlo, pur nell'esiguità del testo, si tratta per l'appunto di un manifesto, offre la possibilità di uno sguardo non solo attento ma divergente. Come osserva infatti Valentina De Pasca, traduttrice e curatrice del volume, André Stern non solo ci guida alla fiducia nelle modalità proprie di apprendimento dei bambini, ma guarda all'infanzia come a una condizione non strettamente osservabile solo da un punto di vista cronologico. Il che vuol dire non pensare all'infanzia solo in termini evoluzionistici. 

Figlio di Arno Stern, studioso e trovatore, come amava definirsi, che ha dedicato l'intera vita ai segni e alle tracce lasciate dai bambini sulle pareti dei suoi Closlieu, André Stern eredita come figlio non solo genetico, ma anche del metodo messo a punto dal padre, gli strumenti e il pensiero legato all'apprendimento attraverso il gioco. 

L'elemento di novità che introduce André Stern non è tanto legato alla sperimentazione dell'atto creativo come occasione di apprendimento, ma il fatto, comprovato scientificamente, che la profondità dell'apprendimento è strettamente legata all'entusiasmo con il quale ciascuno impara. 

Si tratta di qualcosa di primordiale che apporta un elemento significativo alla nostra comprensione dell'apprendimento: il cervello sviluppa maggiormente le aree che usiamo con entusiasmo!

Gli scienziati hanno analizzato tale processo, tanto semplice quanto evidente: l'entusiasmo agisce da fertilizzante. Quando ci entusiasmiamo il nostro cervello si sviluppa in maniera rapida e spontanea.

La domanda che segue a questa intuizione, comprovata dalla scienza,  è cosa succederebbe se lasciassimo un bambino apprendere sempre nel suo stato di entusiasmo. Intanto, dice Stern, scopriremmo che dentro ogni bambino c'è un potenziale genio, non nel senso performativo che la nostra società ostinatamente e ostentatamente vorrebbe, ma più come un daimon dell'antica tradizione dei Greci, concetto assai ben rielaborato da James Hillmann. 

Apprendere con entusiasmo significa giocare, sostiene Stern. Ma nella nostra deriva utilitaristica abbiamo finito per relegare il gioco a uno svago, non a un modalità attraverso la quale i bambini apprendono. 

Un'altro passaggio che mi sembra molto interessante è questo:

Molti temono che rispettare la natura del bambino lo porti a diventare un tiranno e dunque a trasformare i genitori in schiavi delle sue volontà. Ma questo assunto muove dalla convinzione che il bambino viene al mondo con un'indole tirannica, pigra, furba, e che sia compito degli adulti indirizzarlo sulla strada giusta. 

La scienza ha però recentemente dimostrato l'opposto: il bambino non conosce che unione, benevolenza, solidarietà. Dal momento della divisione della prima cellula fino a sei mesi, egli non sopravviverebbe senza la vicinanza, l'aiuto, la protezione e il sostegno della madre. Questa è la sua prima e unica esperienza. È dunque nostra nuova responsabilità quella di essere una presenza affidabile per gli anni a venire assicurando al bambino, in qualità di figure di riferimento primarie, il prolungamento di questa esperienza primigenia. 

Il bambino cioè comprende assai bene il valore della cooperazione quando cresce in un ambiente nel quale questa modalità di relazione è messa in atto senza esercizio del potere.

Continuando con esempi concreti il libro costituisce un invito a riconsiderare il modo in cui ci rapportiamo ai bambini, il modo in cui chiediamo loro di imparare. 

E un invito anche a conoscere il grande lavoro che Arno Stern, padre di André, ha realizzato con i bambini e per i bambini nella sua lunghissima e generosa vita.

Per voi, Piccoli Lettori Crescono


INFORMAZIONI TECNICHE

TITOLO: Seminatori di entusiasmo. Manifesto per un'ecologia dell'infanzia.

AUTORE: André Stern

TRADUTTRICE: Valentina de Pasca

EDITORE:  AnimaMundi

COLLANA: piccole gigantesche cose

FORMATO: brossura, pagg. 64

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2026

CODICE EAN: 9791280837905

ETÀ DI LETTURA: adulti

PREZZO INDICATIVO: 10 euro

 

 


SCELTI PER VOI: PLAYLIST PER QUANDO TORNI

domenica 26 aprile 2026

 

È dal capitolo zero, che prende il nome Liza dalla protagonista di questo bellissimo romanzo, che i titoli delle canzoni diventano sentiero di individuazione, forma di chiaroveggenza per la caotica vita di una ragazza di diciannove anni. Le canzoni costruiscono una mappa per seguire non solo le situazioni che capitano a Liza, ma forse anche e soprattutto la voce con cui racconta in prima persona ciò che le accade.

E la sua è una voce intrisa di dolore, camuffata a stento da un incedere ironico e dissacrante, che in nulla però mitiga la consapevolezza nel lettore del senso di smarrimento e isolamento in cui Liza nel giro di pochi anni si è ritrovata a vivere.

Un tempo la casa era pervasa dalla musica, nessun movimento sembrava procedere senza una colonna sonora di sottofondo. E in quel tempo Liza sentiva di appartenere a una famiglia, ancora capace di custodire i legami, di costruire uno spazio di crescita. E lei, ancora bambina, in quella famiglia ci stava bene, sebbene non tutto fosse perfetto.

Poi le crepe, tenute insieme a stento e con sforzo anche da una bambina, hanno ceduto e Liza si è ritrovata sola, con una madre gravemente depressa, un padre che le ha abbandonate e la sua più cara amica, Polly, trasferitasi in un'altra città.

Fa da sfondo a questa storia così intensa, una cittadina di provincia affacciata sul mare, dove tutto sembra spegnersi e accendersi al ritmo delle stagioni balneari, salvo rimanere sempre ogni cosa uguale a se stessa.

Si aggiunge per Liza, come se il resto non fosse sufficiente, una mancata ammissione agli esami di quinta, così il lettore la incontra sul finire di quella terribile estate e all'inizio del nuovo anno scolastico.

A Liza non resta che procedere in avanti, quasi improvvisando ogni giorno la propria sopravvivenza.

Poi l'incontro con Milo, un ragazzo fin troppo perfetto, con cui Liza impara a conoscere il proprio corpo nella relazione con l'altro, a fidarsi sperimentando ogni volta la ricerca di qualcosa che in qualche modo le sfugge, nonostante sia capace di scavalcare cancelli, scassinare porte di case sconosciute per abitare, nell'amarsi con Milo, spazi altri, vite altrui, in un desiderio parossistico di andare incontro a un incontro che però sembra restare sempre sulla soglia, indietro, incapace di rivelarle il suo proprio volto.

Un giorno però accade qualcosa che sembra sbriciolare le sue ultime residue difese.

Sua madre che fino a quel momento aveva tenuto in opera con Liza un sottilissimo filo, sebbene trascorresse la maggior parte del tempo raggomitolata sul divano, sparisce.

Liza allora comincia una danza che in accordo con la musica delle sue canzoni la tiene in bilico tra dentro e fuori: non può denunciare la scomparsa della madre, perché arriverebbero i servizi sociali. Prova a contattare suo padre, ma sente che come non è stato in grado di occuparsi di loro negli ultimi dieci anni, forse lei, Liza, non vorrebbe che lo facesse adesso.

Tutto in completa solitudine e in compagnia dei suoi pensieri.

È allora che comincia a rallentare, ad ascoltare il suo dolore, ad imparare ad attendere, a convivere anche con i pensieri di disperazione che inevitabilmente le nascono dentro pensando alla possibile fine che ha fatto sua madre.

E tornare a quella lucina appesa a un albero di Natale, fatto tanti anni prima, che Liza ha custodito di nascosto nel suo armadio in camera, come un segreto, un segreto desiderio di bene e di speranza, sembra in questo momento l'unica via di salvezza.

Liza riparte da lì, da quell'alberello di plastica sbiadito, che rimette con tanto di lucine sul tavolo nel soggiorno, in attesa che forse una magia possa ancora accadere.

E la magia accade, ma è tutta umana, ed è fatta di parole attese, di fiducia, di ripartenze con ciò che c'è e tutto quello che ancora si può costruire.

Non vi svelo il finale che lungi dall'offrire una soluzione edulcorata e lineare, mette in scena in modo autentico la complessità delle relazione umane, soprattutto quando queste sono compromesse dalla malattia mentale.

Una storia autentica, una scrittura capace di restituire tutta la complessità di vite comuni e spesso nascoste dalla disattenzione di una società iper-cinetica in cui la fragilità è solo un inciampo da scartare, e non una possibile occasione per ripensare il senso e la direzione da dare alle relazioni, per costruire e ricostruire legami che sappiano tenere dentro ogni forma di umano.

Una storia di crescita che accade nel dolore ma che sa offrire al lettore con sguardo autentico anche la speranza di ripartire dall'ascolto di sé e degli altri.

Non ci resta che inquadrare il QRcode alla fine del libro e metterci in ascolto delle molti voci che hanno accompagnato Liza su questo suo e nostro sentiero di crescita.

Per voi Piccoli Lettori Crescono

INFORMAZIONI TECNICHE

TITOLO: Playlist per quando torni

AUTRICE: Beatrice Dorigo

EDITORE: EDT - Giralangolo

COLLANA: Dinamo

DATA DI PUBBLICAZIONE: Marzo 2026

PAGINE: 191

FORMATO: brossura

ETÀ DI LETTURA: Young Adult

ISBN: 9791223703090

PREZZO INDICATIVO: 14 euro



SCELTI PER VOI: POESIE D'INVERNO

venerdì 27 febbraio 2026

 

Sabrina Giarratana e Sonia Maria Luce Possentini tornano in dialogo tra poesia e immagini, dedicando pagine intense, delicate, vive all'Inverno, una stagione in cui per ascoltare il battito della vita bisogna stare molto vicini al cuore della Terra.

Questo fanno le poesie di Sabrina Giarratana, con i suoi protagonisti bambini e animali, che silenziosamente osservano, ascoltano, piccoli dettagli, l'odore del freddo, l'arrivo della neve, il tepore delle parole accanto al camino, avvicinandosi il più possibile a quel battito lento che risiede in uno spazio vitale di incontro tra sé e il mondo.

In questa bellissima silloge poetica Sabrina Giarratana custodisce nel canto delle sue parole antiche, visioni, sensazioni, formando, verso dopo verso, un album di ricordi, che nelle illustrazioni di Sonia Maria Luce brillano come minuscole luci sui grandi segreti bambini. E sembra proprio siano le illustrazioni a rivelarne il mistero.
E allora, in modo delicato e potente, ecco spuntare dalle parole e dalle immagini, come da una coltre di neve, piccoli e vigorosi germogli di metafore, di simboli, che incastonano l'esperienza della vita in una sorta di dialogo numinoso tra bambini e natura: c'è un dolore che è spina di agrifoglio, e la speranza che è un sole segreto dietro un cielo di nubi, e poi c'è un desiderio cristallino di sapersi desiderata, amata, inscritta nella propria storia, anche su un vetro appannato, c'è un amore fedele che abita il cuore dei lupi, ci sono relazioni invisibili e radicali tra il mondo della natura e le vite dei bambini.
Le immagini che sgorgano nelle parole sembrano proprio come quel filo d'erba che spunta lento in una delle poesie e che, nonostante la coltre di neve, ci racconta della pazienza, del tempo necessario per custodire e venire alla luce di uno sguardo bambino.
Questo è certamente l'aspetto più evocativo delle poesie e delle illustrazioni di questa raccolta: ad accucciarsi a sentir battere il cuore della Terra, sepolta in inverno dalla neve e dal ghiaccio, sono i bambini che attraversano le pagine e che hanno orecchie grandi, mani delicate e sguardi giganti, per accogliere tutto il divenire incessante che accade nella stagione più lenta e immobile di tutte. E che soprattutto accade in modo invisibile sotto la superficie, nel silenzio ovattato del bosco.
Questa raccolta allora è un invito a rallentare, a ricercare la dimensione di un tempo di attesa, per noi e per i bambini, in un dialogo paziente che sia occasione di incontro con il silenzio, solo apparente, della natura dell'Inverno.
Fatene tesoro, in qualsiasi stagione della vita vi troviate, soprattutto leggetela con le bambine e i bambini.


Per voi Piccoli Lettori Crescono, buona lettura!
INFORMAZIONI TECNICHE

TITOLO: Poesie d'inverno
AUTRICE: Sabrina Giarratana
ILLUSTRATRICE: Sonia Maria Luce Possentini
EDITORE: AnimaMundi
COLLANA: bello mondo
FORMATO: rilegato, illustrato
PAGINE: 64 pagg.
CODICE EAN: 9791-257-170271
ETÀ DI LETTURA: dai 7 anni 
PREZZO INDICATIVO: euro 18


SCELTI PER VOI: OMBRE DI FAMIGLIA

venerdì 30 gennaio 2026

 

È arrivato in casa nostra come dono di Natale inaspettato, cosa che in genere per quanto riguarda i libri non accade quasi mai. Abbiamo lunghe liste condivise da cui ciascuno attinge per fare doni all'altro.

Ed è stata un'immersione totale, profonda, radicale, nella storia autobiografica che la scrittrice e fumettista racconta in questa straordinaria graphic novel.

Una storia personale, dolorosa e intima, che diventa epidittica grazie allo straordinario lavoro di ricerca storia compiuto dall'autrice, nel tentativo di incastonare la storia personale nel più articolo e complesso contesto storico e geografico da cui la sua famiglia proviene.

Tessa Hulls nasce in California, figlia di una madre per metà cinese e metà svizzera. Trascorre tutta la sua infanzia cercando di arginare i fantasmi della sua famiglia che chiedono insistentemente di essere nutriti, come il titolo originale ci dice chiaramente. Fantasmi che chiedono cioè di essere visti e riconosciuti, e di cui si fa intermediaria sua madre, generando con la scrittrice un doloroso conflitto. 

Muta sulla sfondo, ma solo in apparenza e per mancanza di parole che Tessa possa comprendere, resta la nonna, la terza più anziana in questa discendenza matrilineare, la coraggiosa autrice di un best-seller che fuori dai confini della Cina ha il coraggio di denunciare i sistemi brutali che il regime utilizza. Sarà lei che con determinazione riuscirà a portare la figlia fuori dal paese, a Honk Kong, consentendole di studiare in una prestigiosa scuola. E sarà proprio a Honk Kong che inizierà però a soffrire di un disturbo psicotico, che negli anni diventerà sempre più importante e invalidante, costringendo la figlia a occuparsi di lei sempre.

Tessa cresce così con lo spettro della malattia della nonna che incombe su di lei, in quanto appartenente al genere femminile e in quanto potenziale portatrice della vocazione artistica, cui veniva imputata la malattia della nonna.

Cresce costruendo attorno a sé un'armatura, solida e impenetrabile, quella del cowboy, che solitario e imperturbabile sa affrontare le più ardue imprese fuori dai confini della propria casa. Ma a un certo punto qualcosa inizia a scricchiolare e l'autrice decide di iniziare a scavare nella propria vita familiare per poter incontrare i fantasmi, ascoltarli, e stabilire con loro un dialogo che possa aiutarla a comprendere cosa davvero è accaduto alla nonna e perché sua madre non riesce a liberarsi di quella che Tessa chiama la gemella fantasma.

È un libro coraggioso, capace di scavare letteralmente a mani nude negli strati più profondi della storia familiare, ma capace soprattutto di un'accuratissima ricerca storica della Cina, fin dalle due guerre dell'oppio del XIX sec. per arrivare all'avvento della dittatura e ai tempi moderni.

L'autrice diventa, come lei stessa ha ripetuto in più interviste, una ricercatrice in ambito storico e sociologico, cosa questa che le da la possibilità di tenere a distanza la forza dirompente che i traumi, anche quelli collettivi, rovesciano sulle vite delle persone.

Un lavoro che evidenzia, se ce ne fosse ancora bisogno, come le vite delle persone siano imprescindibilmente inscritte nella loro storia familiare e che i traumi continuano a lavorare sotterraneamente anche quando si è fatto di tutto per provare a correre via, il più lontano possibile, lasciandoseli indietro. 

Tessa compirà un lungo viaggio a ritroso nel tempo, ma anche un viaggio verso coloro che sono rimasti nella vita della nonna come fantasmi, la famiglia lasciata in Cina e mai più rivista.

Questo profondo lavoro di scavo è visibile anche dal punto di vista grafico, il segno procede strato dopo strato, e gli strati della terra, si sa, non sono mai regolari, non vanno esattamente orizzontali, a volte quelli più recenti sfondano quelli più antichi, la vita li mescola, senza che a volte se ne possa venire a capo con facilità. Il segno grafico di Tessa Hulls procede nello stesso modo, quando la tensione cresce, esonda e le immagini incombono a tutto campo, lasciando il lettore talvolta scosso difronte alla potenza delle immagini. Un lavoro in cui inoltre, la relazione tra testo e immagini è una vera e propria compenetrazione, e se le immagini si rivelano di grande impatto emotivo, la narrazione procede meticolosa, lenta, puntuale, a tratti profondamente ironica, costruendo un equilibro perfetto con le immagini.

Un vero capolavoro, tanto da meritare il premio Pulitzer, per la prima volta assegnato a una graphic novel nella sezione memoir, riconoscendo all'autrice una capacità straordinaria nel "nutrire i fantasmi", tessendo la storia personale e della sua famiglia con quella più grande del paese da cui la sua famiglia proviene e di quello nel quale si è trovata a vivere.

Dedicato ai giovani e agli adulti, che in vario modo e per ragioni anagrafiche diverse, si trovano a chiedersi da dove vengono e cosa nella loro vita è davvero solo loro e non affonda invece nelle ragioni oscure della propria storia familiare e identitaria.

Per voi Piccoli Lettori Crescono

INFORMAZIONI TECNICHE

TITOLO: Ombre di famiglia

AUTORE E ILLUSTRATORE: Tessa Hulls

TRADUTTRICE: Martina Fermato

CASA EDITRICE: Tunué

COLLANA: "Prospero's Books"

FORMATO: rilegato, illustrato, copertina rigida

PAGINE: 400

CODICE EAN: 9788867906239

PREZZO: EURO 34,90









SCELTI PER VOI: LILIM DEL TRAMONTO

mercoledì 24 dicembre 2025

 


Forse succede così, ogni notte di Natale, accade un incontro tra un bambino minuscolo appena nato all'inizio del tempo, anno zero, e uno moderno, contemporaneo, si fanno vicini, da lontane galassie, nelle storie di sempre, già dette, eppure ancora una volta nuove.

Lele è il ragazzino di un futuro distopico, di un tempo in cui la realtà virtuale è diventata virtù reale, una dimensione così realistica dei videogiochi da essere molto molto vicino al vero.

Lele trascorre molto tempo immerso nei videogiochi, con indosso un casco integrale e sulle mani dei joyglove con i quali agisce e controllo la virtù reale. 

Vive con la sorellina, Carlotta, di cinque anni e sua madre, affaticata dal lavoro e dalla solitudine di una famiglia mono-nucleare. È in continuo conflitto con il figlio proprio a causa della sua ossessione per i videogiochi. 

Ma dove va? Dove va quel suo bambino, in quali posti dove lei non può seguirlo? Questi giochi non sono cose che si vedono e si fanno: sono posti in cui si va. Lui va e cammina in un mondo che si crea dieci chilometri davanti al suo naso, e si disfa dieci chilometri dietro di lui. È l'infinito! Una chiazza personale di infinito, preciso, meticoloso, vivosimile, come dicono loro: lifelike. Che succhia comeun ragno nella rete il sapere di milioni di studiosi, secoli di conoscenze conquistate per tutt'altri scopi, e dirottate su quello: creare mondi. Mondi ossessivi, compilatori, innumerabilmente progettati, dove neanche una foglia è lì dov'è per caso, dove c'è tutto e ogni cosa: tranne lei.

Ma questo videogioco che Lele sta costruendo poco prima di Natale non è come gli altri. Ha qualcosa di speciale. Perché a differenza degli altri, Lele si rende conto che quella storia dentro il gioco ha relazioni anche con il mondo in cui lui vive. Non è solo una storia dentro la virtù reale.

Se ne accorge con estrema meraviglia, un giorno nel quale, insieme con tutta la sua classe va in visita a un presepe costruito da un vecchio frate, padre Giuseppe, all'interno della Chiesa dove vive. E un presepio meccanico, costruito con una perizia ingegneristica straordinaria, tutto in quel presepe sempre davvero vivo. E assomiglia molto al mondo virtuale che Lele ha costruito attraverso l'uso degli NPG, sistemi informatici di reperimento dati, che consentono ai giochi di essere il più possibile reali. E con sua sorpresa, uno dei personaggi da lui inseriti nel gioco, è esattamente il personaggio che il vecchio frate ha cercato di trovare per una vita intera nelle sue fonti, senza riuscirvi: Limim Piteké, una ragazzina vagabonda, che diventerà la protagonista di Palestina Quest, il gioco appunto costruito da Lele.

Da questo momento i piani si intersecano e si sovrappongono: da una parte i giorni e la vita di Lele che, sempre più preso dal suo gioco, sembra perdere il contatto con la realtà, se non fosse il confronto che cerca con padre Giuseppe su alcune svolte della storia. 

E poi la storia dentro la Palestina anno zero di Lilim Pitekè, che, come dice il titolo dato da Lele al suo gioco, è in ricerca del sicario assoldato per uccidere il bambino divino, il Messia, che molte profezie dicono stare per nascere.

Numerosissimi i personaggi convocati nella storia, magistralmente complessi, cioè fortemente caratterizzati, nessun di loro sembra essere un personaggio secondario, tutti godono di un posto d'onore nella storia che Lele e il vecchio frate costruiscono insieme. 

A partire da Zahel Onagro, il sicario, che Lilim incontra fin dal principio, e che lei, bambina vagabonda, con un occhio marrone e uno cieco color dell'ambra, accetta di seguire nel suo peregrinare per la Palestina da nord a sud, in cambio di un pasto giornaliero e di protezione.

Ma entrambi sanno l'uno dell'altro la loro identità nascosta, e sanno anche che sono sulla Via perché quel loro incontro diventi non la fine ma il principio di un nuovo modo di attraversare la vita e il tempo.

Lilim è affiancata nella storia da Cane Cotto, un ragazzino storpio, che la segue da vicino, e di cui lei si prende cura, lasciandogli sempre metà del suo pasto, Zahel infatti non vuole in nessun modo un altro ragazzino con sé da sfamare. Zahel prende Lilim con sé solo perché le serve da copertura per la ricerca di una giovane donna incinta, accompagnata dal marito falegname. Porta in grembo il futuro Messia, e lui deve ucciderli entrambi prima che nasca il nuovo Re, con il rischio per Erode ma anche per i Romani, predatori di quella terra, di dover fronteggiare un nuovo pericolo.

I due piani della storia procedono di pari passo, giorno dopo giorno, quello di Lele sempre più in bilico nella relazione con la madre, quello di Lilim, in un crescendo parossistico di personaggi che entrano in gioco, è proprio il caso di dire, senza esclusione di colpi, tra il gruppo degli zeloti che in un'imboscata uccide una delle schiere romane che girano per il territorio, ai due esseni, Jo-de e Zeitan, che sanno di dover proteggere la nascita del presunto Messia e che in più di un'occasione salvano i bambini dagli agguati ora di una strega ora dei soldati della guardia reale.

Difficile ridurre in poche righe un romanzo colossale, per l'impianto narrativo, avvincente, nuovo, nonostante questo libro sia stato pubblicato per la prima volta nel 1999, ben ventisei anni fa, per la cura dei dettagli che fanno della narrazione realmente una modalità di immersione totale nella storia della Palestina ai tempi della nascita di Gesù, per la lingua italiana così ben spesa a creare immagini evocative dense, potenti, indimenticabili.

Quello che emerge con forza in questa storia potentissima è la vita ardente dell'infanzia e dei bambini che la incarnano, un bambino che sta per nascere, protetto e salvato da altri bambini, bambini del futuro, bambini immaginari come Lilim, Bambini del Vento che salvano anche dalla morte la protagonista, bambini visionari, che sanno immaginare e desiderare, bambini che chiedono di essere ascoltati, non sempre e solo giudicati.

Questo ancora di più, oggi, dopo duemila anni di storia, quando l'infanzia è certo posta al centro delle azioni e delle protezioni degli adulti, ma non ovunque - le guerre ce lo dicono ogni giorno - e non sempre, nemmeno nel fortunato Occidente. 

Non c'era più missione, protezione, non c'era niente da fare se non quello. Non c'era al mondo nessun Messia bambino che le chiedesse di svegliare quel bambino che le dormiva addosso. Ogni bambino è nato Messia, e bisogna cullarlo. I Bambini del Vento, intorno a loro, si curvavano a curare i loro amici, bambini feriti. E quelli che non erano feriti,  si curvavano sull'erba nel punto in cui erano e chiudevano gli occhi. 

Se un senso ha ancora il Natale, per chiunque, che si creda o no, forse è questo rimettere al centro l'infanzia, fatta di corpi di bambini vivi, che devono restare tali e che chiedono tempo per l'ascolto, spazio per esperire la vita.

Con questo vi auguro di cuore un sereno Natale, che sia memoria di una nascita attesa, e prima perseguitata, ostracizzata, indifesa, perché in quel ricordo possiamo portare viva la vita di molti bambini ancora oggi perseguitati e indifesi.

Per voi Piccoli Lettori Crescono


INFORMAZIONI TECNICHE

TITOLO: Lilim del tramonto

AUTORE: Bruno Tognolini

EDITORE: Tea

DATA DI PUBBLICAZIONE: ristampa 2007

PAGINE: 324 pp.

FORMATO: brossura

ETÀ DI LETTURA: da 11 anni

ISBN: 978-8878-189904

PREZZO INDICATIVO: euro 10




SCELTI PER VOI: LA PICCOLA FIAMMIFERAIA BRILLA ANCORA

lunedì 24 novembre 2025

 


C'era una volta una storia, che ebbe inizio una sera innevata di Capodanno. Si intitolava La piccola fiammiferaria e fu venduta, splendidamente rilegata in copertina rigida color castagna, nelle librerie di tutto il Paese. Si trattava di una storia talmente dolce e triste che i lettori finivano sempre a singhiozzare nei fazzoletti e presto divenne famosa in tutto il mondo, facendo dell'autore un uomo ricchissimo. Questi, secondo me, in vita sua non aveva mai incontrato una vera fiammiferaria, altrimenti avrebbe saputo che non eravamo tutte graziose creature dai riccioli biondi e dalle gelide manine, e che molte di noi eravamo alquanto stufe di soffrire la fame.

Un incipit chiaro e programmatico che la protagonista di questa splendida e accattivante riscrittura della nota fiaba di  H. C. Andersen, Bridie, offre subito al lettore, per raccontare in prima persona, la vita delle donne nelle fabbriche manifatturiere di fiammiferi dell'Inghilterra ottocentesca.

Ciò che fa di questa Piccola fiammiferaria una narrazione stupefacente è la capacità dell'autrice di raccontare, restando fedele agli elementi centrali della storia, in un canto corale, tutta l'indignazione e la protesta per un sistema di lavoro e di sfruttamento ai danni soprattutto delle donne e dei bambini. 

L'autrice fa quindi un'operazione molto interessante: sostiene la narrazione fiabesca, intrecciandone gli elementi con quelli storici, realmente documentati. 

Bridie comincia così, con voce battagliera e a tratti ironica, a condurre il lettore nella sua quotidianità, in quell'ultimo giorno dell'anno, nel tentativo di vendere non solo fiammiferi fa storie che la luce di quei piccoli pezzetti di legno sembra accendere in ascolta quella ragazzina così convinta e decisa a vendere fino all'ultimo fiammifero.

Fino a quando, come nella fiaba vera, le accade di perdere le pantofole e tutti i fiammiferi, tranne tre. Alla luce di quei fiammiferi, che accende quasi congelata sul ciglio della strada, oltre che vedere estasiata ciò di cui avrebbe tanto bisogno, vedrà anche il modo in cui trasformare quella sua condizione, trovando la forza per reagire alle ingiustizie e coinvolgere anche le altre donne della fabbrica e sua madre nella protesta che da lì prenderà le mosse.

Una fiaba quindi che, come promesso nell'incipit, riscrive il finale, mettendo nelle mani di una ragazzina di tredici anni il coraggio della speranza e il desiderio di lottare per i diritti suoi e di tutte le lavoratrici.

Accompagnano il testo di Emma Carrol le bellissime illustrazioni Lauren Child, che nella scelta cromatica del nero e del rosso, ammantato dalla candida neve, sanno sospingere la storia nel passato, rendendola tuttavia vicina e quantomai attuale. 

Seguono, alla chiusura della narrazione, le note storiche corredate di foto del tempo, dell'autrice, che spiega come ha cucito insieme la fiaba con i dati storici. Così anche l'illustratrice racconta come ha lavorato attingendo alle foto del tempo, che sono state per lei una grande fonte di ispirazione. Un grande lavoro di ricerca, davvero un libro da leggere senza alcuna necessità di indicare un'età specifica. 

Come le fiabe anche questa storia è proprio per tutti.

Per voi Picoli Lettori Crescono

DATI TECNICI

TITOLO: La piccola fiammiferaia brilla ancora

AUTRICE: Emma Carroll

ILLUSTRATRICE: Lauren Child

EDITORE: Giralangolo

DATA DI PUBBLICAZIONE: 2025

PAGINE: 208

FORMATO: rilegato, copertina cartonata

ETÀ DI LETTURA: da 10 anni

ISBN: 978-885-9294177

PREZZO INDICATIVO: 18 euro

SCELTI PER VOI: ETTIE E LO STAGNO DI MEZZANOTTE

mercoledì 29 ottobre 2025


Ettie ha dodici anni e sin da piccola vive con la nonna, sola, a High Fell House, una casa ai confini del bosco.

Le uniche compagne di dialogo, a parte la nonna, sono per Ettie le galline che lei ha visto crescere sin da quando erano pulcini e di cui si prende cura.

La solitudine tuttavia non sembra, almeno all'inizio, costituire un peso per la ragazzina, c'è la nonna con le sue storie antiche, gli alberi, le piante, i fiori, le stagioni, le passeggiate nel bosco, che la fanno sentire libera e capace di crescere forte e indipendente.

Fino a quando in una delle passeggiate nel bosco Ettie non incontra Cora, una ragazza sola, che vive lontana da tutti e tutto, senza fissa dimora.

Sembra conoscere molto bene, Cora, gli spazi della vecchia miniera, i tunnel sotterranei, dove si rifugia dopo essersi ferita, inciampando nei suoi vagabondaggi. È lì che Ettie la incontra e subito sente l'urgenza di portarle soccorso.

Si avvicendano i giorni, l'uno dietro all'altro, e Ettie, tenendo per sé questo inusuale incontro come un segreto a tratti pericoloso, fa avanti e indietro dalla casa della nonna, portando via di nascosto cibo, candele, coperte, tutto per aiutare Cora. 

Ad attrarre Ettie non è solo l'idea di avere finalmente un'amica con cui parlare, ma anche il modo in cui Cora fa le cose, e le suggerisce anche a lei di fare, mettendo da parte la voce della nonna che nella testa di Ettie le chiede di tornare presto, di fare attenzione, e soprattutto di non avvicinarsi allo stagno che si trova in fondo, vicino alla miniera.

Lo stagno diventa il luogo simbolico attorno al quale Ettie inizia a triangolare le sue mancanze, con il desiderio di poter sperimentare, attraverso l'immersione, il tuffo, la profondità, l'esplorazione delle grotte che solo con un controllo prolungato e preciso del respiro si possono trovare. 

Lo stagno è bellissimo, incastonato tra le rocce a picco sull'acqua, e le grotte, come promette Cora, sono spazi d'altrove dove la luce, l'acqua e l'aria sembrano fondersi in un mondo magico. Ettie deve assolutamente vederle.

Cora così riesce ad attrarre a sé Ettie, a insinuare in lei il dubbio, le fa percepire il legame con la nonna come una relazione che soffoca la sua libertà. Più diventa attraente il legame con Cora, più a Ettie sembra non bastare la vita di prima, fatta di cose semplici e di ritmi essenziali in armonia con il mondo della natura, ma anche di alcuni segreti che la nonna ha tenuto celati per proteggere la nipote.

La presenza di Cora infatti sembra mettere in luce la fragilità dei silenzi che hanno abitato da sempre il suo rapporto con la nonna. A Ettie manca molto sua madre, che è rimasta a lavorare lontano, impossibilitata a tornare per via di una guerra e di una epidemia, ma mancano anche i racconti attorno alla sua famiglia, al nonno, che la renderebbero più ancorata alla terra familiare da cui proviene.

Forse è per questo che si sente così attratta dalle profondità dello stagno. Ed è forse proprio per quello stagno che la nonna cela alcune cose alla nipote, con l'idea di proteggerla, ma i segreti sembrano lavorare sotterraneamente e portare la giovane protagonista esattamente dove non sarebbe dovuta arrivare.

È una storia intensa, che incanta il lettore pagina dopo pagina, lo avvolge nella magia delle stagioni del bosco con le sue creature vegetali e animali, ma anche con il mistero della vita di Cora, con la sua capacità di attrazione verso il fondo dello stagno, verso le profondità insondabili dell'animo umano, verso i segreti che ogni famiglia custodisce in sé.

Le grotte dello stagno si riveleranno un incantamento assai pericoloso, che tuttavia Ettie dovrà affrontare per scegliere di tornare alla vita, di crescere, avendo trovato nelle parole e nel suo taccuino dei disegni il coraggio di chiedere e quello di raccontare, cose che restano l'unica potente magia difronte al vuoto del dolore e alla necessità di crescere accogliendo anche l'inspiegabile mistero che abita spesso le vite di tutti. 

Ad accompagnare la narrazione ci sono le splendide illustrazioni di Pam Smy, eco irrinunciabile delle parole.

Davvero una storia bellissima!

INFORMAZIONI TECNICHE

TITOLO: Ettie e lo stagno di mezzanotte

AUTRICE: Julia Green

ILLUSTRATRICE: Pam Smy

EDITORE: Uovonero edizioni

COLLANA: I geodi

TRADUTTORE: Sante Barindali 

DATA DI PUBBLICAZIONE: Ottobre 2025

FORMATO: brossura, ill.

PAGINE: 256

ETÀ DI LETTURA: da 8 anni

EAN: 9791280104687

PREZZO DI COPERTINA: 16, 50 euro


SCELTI PER VOI: È UN CORPO LA TERRA?

martedì 23 settembre 2025

 


Si apre con una domanda questo straordinario lavoro, che si rivolge direttamente ai bambini anche come co-autori.

Una domanda che è principio di ogni ricerca di relazione, inizio di un dialogo, che in questo libro è certamente la cifra di significato sia nella parte testuale che nel lavoro iconografico.

Le curatrici, Gaia Cianfanelli e Elisabetta De Lucia, ci raccontano nella post fazione di come l'idea del libro sia nata da una residenza d'artista che Futura TittaFerrante, l'artista appunto che ha realizzato le foto, ha fatto all'interno del Parco Chigi.

In quella circostanza il lavoro di restituzione fotografica del contesto naturale del Parco Chigi aveva anche il compito, una volta esposto per le vie della città di Ariccia, di ricucire una tessitura urbana con uno spazio ricco di storia e di storie oltre che di verde, chiuso tuttavia al pubblico.

Poi da qui è sorta l'idea di mettere in dialogo il lavoro dell'artista e l'artista stessa con l'infanzia e con i due bambini che hanno partecipato al dialogo e alle riprese fotografiche.

Un dialogo che ha richiesto un ampliamento dello sguardo che dal bosco del Parco Chigi è arrivato fino al mare, alla spiaggia, tenendo insieme gli elementi che compongono la terra, la natura del bosco, l'acqua del mare, la vita dei bambini e mettendo in luce quella trama sottile di comunanza che re-esiste dentro ogni cosa del creato cui tutti apparteniamo.

Il lavoro poi del grafico ha fatto il resto, costruendo con un linguaggio grafico le immagini che fanno da contraltare alle fotografie, generando uno spazio di silenzio visivo capace di lasciare al lettore un tempo sospeso in cui stare al cospetto delle domande e delle riflessioni.

Nascono allora riflessioni che sono esistenziali e filosofiche, e che si fanno casa nei corpi dei bambini, tra un'onda del mare e la sabbia che si deposita sulla loro pelle.

È un corpo la terra?


Prima il mappamondo era tutto sott'acqua e non esistevano gli uomini né gli animali di oggi

Prima quando? 

Prima di noi 

 


Un libro fotografico denso di significati, aperto al dialogo tra diversi linguaggi artistici, fotografico, grafico, testuale, un'occasione per le bambine e i bambini per interrogarsi sulla relazione tra essere umano e natura, consentendo loro di sperimentare quello che forse hanno ancora profondamente radicato dentro, la contaminazione con il mondo naturale, l'appartenenza a una dimensione esistenziale che non separa ma cerca punti di contatto, cerca ri-conoscenza.
Un libro che può diventare miniera di altrettante sperimentazioni tra le mani dei bambini e nel dialogo con gli adulti.
Da leggere dunque, insieme e a tutte le età, perché l'arte e un libro sono sempre ponti che consentono di attraversare confini e di venirsi incontro.

Per voi Piccoli Lettori Crescono

INFORMAZIONI TECNICHE

TITOLO: È un corpo la terra?
AUTORI: fotografia: Futura TittaFerrante; grafica: Francesco Senesi; testi: Anna e Lupo
CASA EDITRICE: Start Edizioni
DATA DI PUBBLICAZIONE: 2025
FORMATO: rilegato
ETÀ DI LETTURA: dai 5 anni
ISBN: 978-8894-783469
PREZZO INDICATIVO: € 28,00



SCELTI PER VOI: 52

domenica 29 giugno 2025

 

Un numero in sequenza, cinquantadue, che Giorgio Manganelli assegnò a questo straordinario racconto fiabesco, nella raccolta Centuria. 
Un numero che dà il titolo a questa altrettanto straordinaria trasposizione visiva del racconto, a opera di Mariagiulia Colace.
Un numero che forse ci restituisce anche una parte di quel senso ineluttabile di dover restare, nonostante l'insensatezza che ne deriva, in un comportamento che fa dell'essere nemici questione esistenziale.
Già perché per il cavaliere e il drago il destino della loro alterità e dell'odio che ne deriva sembra sovra-determinato a tal punto da non lasciare altra azione possibile se non quella di cercare di uccidersi a vicenda.
Solo che il racconto di Manganelli, visionario e prolifico scrittore avanguardista con una produzione letteraria stupefacente, inizia già con la morte del drago, che giunge alla sua fine come a un appuntamento del destino inscritto nel disegno del mondo.
Non è nel disegno del mondo consentire l'uccisione di un drago a più di un cavaliere; a molti anche questo è negato; taluno, anzi, viene dal drago abbattuto, prima che questi cada sotto i colpi di altro predestinato cavaliere. 

Resta, anche dopo la morte del drago, l'incapacità di comprendere le ragioni che muovono da sempre un drago e un cavaliere a scontrarsi, a uccidersi.

Una cosa sembra però evidente, l'incapacità del cavaliere a porsi domande rispetto alla natura del drago e l'estrema solitudine del medesimo drago, che seguendo il suo istinto vola da remote regioni incontro al cavaliere.

Pochi narratori sanno come Manganelli rifuggire l'ovvio mettendolo in scena e dando a quell'ovvio l'occasione, con uno stile asciutto e carsico, che scava in profondità a ogni parola, a ogni spazio lasciato tra le parole, di diventare pregno di senso.
Il cavaliere ignora di essere giunto egli stesso a un appuntamento. Se, fermo sul suo bel cavallo, poggiasse la lancia al suolo, reggendola pianamente, senza ira e paura, il drago, vedendo delusa la sua brama di morte, forse inizierebbe il colloquio. 

Le illustrazioni seguono il filo della narrazione non perché ne siano la rappresentazione, ma perché con quel filo esatto che delimita le figure sanno fare da specchio all'essenziale di questo piccolo straordinario racconto. 

Colpiscono moltissimo di queste immagini, realizzate con la tecnica dell'acquerello, la dinamica delle azioni, che sembrano cucire nel flusso della loro insensatezza verso la morte, ogni gesto ogni sguardo, guidando il lettore, pagina dopo pagina, verso l'epilogo della scena finale in cui per la prima volta possiamo stare di fronte al volto del cavaliere, prima celato dal suo elmo, e ora coglierne lo smarrimento tardivo di non aver provato a conoscere il drago.

Ma colpiscono anche certe pose in cui il cavaliere è rappresentato, che mostrano una sorta di sprofondamento in quell'ovvio sentiero sul quale, nemmeno lui sa perché, è trascinato a uccidere. Gesti piccoli, di quotidiana misura, che inscrivono le azioni del cavaliere nella ripetitività insensata del si è sempre fatto così, e che in questi nostri tempi così feroci riecheggiano ancora più sinistri e dolorosi. 

Basterebbe poco, fermarsi, appoggiare la lancia, dismettere il pensiero armato, togliersi l'elmo, scoprire lo sguardo e la propria fragilità e attendere le parole di un dialogo ancora possibile, di un senso ancora da cercare, insieme, non per forza l'uno contro l'altro.

Bellissima anche la postfazione di Lietta Manganelli, figlia dello scrittore, che ricorda quanto questa fiaba l'abbia portata a stare sempre dalla parte del drago, di ogni drago. 

Un'occasionale imperdibile per tornare a rileggere Manganelli, ma soprattutto per accompagnare l'incontro con il giovane pubblico, cui questo albo è dedicato.

Per voi Piccoli Lettori, imperdibile, buone vacanze sempre all'ombra di libri amati
INFORMAZIONI TECNICHE

TITOLO: 52

AUTORE: Giorgio Manganelli

ILLUSTRATRICE: Mariagiulia Colace

EDITORE: Balena Gobba

DATA DI PUBBLICAZIONE: 2024

PAGINE: 52 pp.

FORMATO: cartonato, illustrato

ETÀ DI LETTURA: da 6 anni

ISBN: 979-12-80724-10-6

PREZZO: euro 20


 



SCELTI PER VOI: LA PIANTA MAGICA

sabato 31 maggio 2025

 


Inizia di notte, quando i rumori del mondo si assopiscono, questa incantevole storia.

Il protagonista e narratore, Ribes, cercando la gallina Eulalia nella serra, scopre in un vaso una piantina minuscola, un po' assetata, visto il colore poco brillante. Le da un po' d'acqua e inizia a prendersi cura di lei.

Insieme con Lampone, amico di poesie e di avventure, Ribes inizia a cercare notizie su che tipo di piantina sia, cercano sui libri, e intanto le assegnano un nome: Uvetta. È un nome speciale perché viene da una poesia che Lampone custodisce nel suo taccuino. Un nome importante perché in quella poesia vive un Abissauro che è la cosa più spaventosa che si possa immaginare. 

Ribes e Lampone si aspettano che la loro piantina cresca, desiderano vedere come diventerà, ma quella sembra assolutamente incapace di proiettarsi verso l'alto, di diventare qualsiasi altra cosa che già non sia.

Per questo i due bambini decidono di portarla al mare, chissà magari avrà bisogno della brezza marina per crescere. 

Quell'angolo di mondo è così vivace e pieno di attrattive che a un certo punto i due bambini, mangiando un gelato, perdono di vista il cestino nel quale avevano messo Uvetta e la gallina Eulalia. 

Sembra che una nave per sbaglio abbia preso il cestino con tutto il suo carico. 

Per fortuna, accortasi in tempo dell'errore, riconsegna tutto ai legittimi proprietari.

E arriva di nuovo la notte, Ribes e Uvetta fanno sosta sulla spiaggia e solo allora la piantina, alla luce della luna sembra muoversi un poco, come se avesse bisogno dell'oscurità e dell'invisibilità che ne deriva per tirare fuori il coraggio di crescere. 

Non vi racconto il finale perché una sorpresa attende i lettori, che non riguarda tanto la crescita della piantina ma i modi attraverso i quali finalmente avviene ciò che è nella natura di ogni creatura vegetale e umana.

La storia è molto semplice e proprio per questa sua semplicità profondamente poetica, è un inno allo sguardo infantile sulle cose, un'immersione totale nella realtà, uno sguardo sulla contaminazione tra umano e vegetale, non a caso i nomi dei protagonisti sono derivati da piante che danno come frutti delle bacche. 

È anche una potente metafora di come a volte si può guardare una creatura piccola restando in attesa che diventi grande, che diventi altro, dimenticando che invece non si cresce se non custodendo tutta la piccolezza in sé e che forse per crescere c'è bisogno di tempo e di essere visti e ascoltati per quello che si è nel momento presente.

Le illustrazioni, realizzate a pennarello, riescono a tradurre, grazie a un segno vivace e veloce, tutta l'immediatezza e la freschezza di un pensiero bambino. Intensi sono gli sguardi e gli abbracci tra i due protagonisti e ampie e piene di respiro le illustrazioni nei risguardi.

Alla fine ci si potrebbe chiedere perché questa piantina è magica. E alla fine della storia infatti, nel libro che i bambini consultano per trovare informazione alla loro piantina, la risposta c'è. Non la svelo qui, ma in realtà ciascuno dei lettori può aggiungere e trovare la sua di risposta, cercando di traguardare quella soglia che ci mette in relazione con il mondo vegetale, sentendo di poter essere in fondo come piccole piantine che per crescere hanno bisogno di essere custodite così come sono.

Per voi Piccoli Lettori Crescono


INFORMAZIONI TECNICHE

TITOLO: La pianta magica
AUTRICE E ILLUSTRATRICE: Marika Maijala
TRADUTTRICE: Giulia Santelli
EDITORE: AnimaMundi Edizioni
COLLANA: bello mondo
FORMATO: illustrato, copertina cartonata
PAGINE: 44 pp.
ETÀ DI LETTURA: dai 3 anni
CODICE EAN: 9791280837608
PREZZO DI COPERTINA: €18



SCELTI PER VOI: MARTYN PIG

giovedì 1 maggio 2025

 

Di Kevin Brooks conosciamo oramai tutti molte delle storie da lui scritte e ne apprezziamo la straordinaria capacità narrativa e il modo in cui riesce a calarsi nei panni dei suoi protagonisti adolescenti, senza fare sconti a favore dell'eventuale adulto lettore che volentieri si risparmierebbe di vedere il doloroso e atroce impossibile divenire  realtà, almeno in una storia, quella narrata. In una parola le storie di Brooks non tentano in nessun modo di edulcorare la complessità della crescita delle ragazze e dei ragazzi. 

Ma di Brooks ciò che ancora colpisce è la capacità di arrivare alla periferia estrema di alcune vite, dove, solo apparentemente, le categorie dell'umano sembrano ridotte a brandelli, e, nonostante questo, avere l'indissolubile desiderio di restare, fino a lasciare che attraverso le parole il riscatto dell'umano torni ad abitare la storia.

Succede anche in questa di storia, arrivata in Italia da pochi mesi, nonostante sia il primo romanzo di Brooks.

Una storia a tratti paradossale, narrata in prima persona dal giovane protagonista, Martyn Pig, che in molti momenti della narrazione si rivolge direttamente al lettore, consapevole quasi di non riuscire a sostenere da solo il peso delle sue azioni.

La trama è questa: Martyn, quattordici anni, costantemente preso in giro a causa del suo nome, canzonature alle quali sembra aver trovato il modo di far fronte con l'indifferenza ma anche con un senso profondo di isolamento, vive con il padre alcolizzato, costretto, quando lui è ubriaco a prendersene cura, oltre che a prendersi sempre le sue sfuriate, a volte anche piuttosto violente. 

Martyn è solo, non ha nessuno cui affidarsi, non ha madre, non ha fratelli o sorelle, non ha amici, nonni, parenti che possano essere per lui una rete di protezione. Forse si farebbe meglio a dire che non ha amici di cui possa fidarsi e parenti che possano essere per lui adulti di riferimento. C'è solo una zia infatti che si presenta una volta l'anno sempre nello stesso giorno, prima di Natale, e che non vuole prendersi beghe di nessun tipo, le basta constatare il degrado nel quale il fratello si trascina e rimbrottarlo per sentire che la sua coscienza è a posto. Martyn la detesta. 

In verità poi un'amica ci sarebbe, un po' più grande di Martyn, Alex, a cui lui tende ogni speranza di relazione, anche più che amicale.

Questo equilibrio, già estremamente precario, finisce per andare in frantumi quando a seguito dell'ennesima sfuriata, il padre di Martyn, mentre si agita per colpire il figlio, perde l'equilibrio, sbatte la testa sulla pietra del camino e muore. 

Sapevo che era morto. Lo sentivo. L'aria, l'immobilità, l'assenza di vita. Sono rimasto impalato per un minuto buono. Me ne stavo lì in piedi, lo sguardo fisso, la mente vuota, il cuore che batteva forte. In realtà è stato strano: la mancanza di emozioni, l'assenza di dramma. Quando nella vita succedono cose, cose enormi, non c'è nessuna musica, nessun da-da-daaan. Nessun primo piano. Nessuna inquadratura sensazionale. Non succede niente. Il resto del mondo non si ferma, continua a girare. Mentre stavo lì in salotto, a fissare la stranezza del corpo senza vita di papà sul pavimento, il televisore continuava a blaterare in sottofondo.

Martyn, di fronte al corpo morto del padre, resta in un tempo sospeso, in cui i pensieri sembrano rimbalzare tra sé e il lettore, cui apertamente si rivolge, come unico interlocutore, e a tratti giudice, dei suoi stessi pensieri.

Una volta accertato che era morto mi sono seduto sulla poltrona di papà. Una cosa un po' strana, visto che non mi ci ero mai seduto prima. Mai. Sono rimasto seduto per molto tempo. Molto tempo. Credo che stessi pensando. O forse no. non lo so. Non me lo ricordo. Ricordo solo che ero seduto lì, da solo, nel silenzio della sera, solo, al riparo dietro le tende chiuse, solo, con il ticchettio indifferente dell'orologio sulla mensola del camino.

All'improvviso mi è apparsa un'immagine davanti agli occhi - una di quelle sagome fatte con il gesso che i detective disegnano attorno al corpo della vittima. Per qualche ragione mi ha divertito e mi è uscita una risatina strozzata. Non sembravo nemmeno io, era come sentire l'eco di una risata in una città fantasma. Mi sono seduto di nuovo. E adesso che si fa? mi sono chiesto. Il telefono sul tavolo accanto alla porta era lì, nero e silenzioso, in attesa. Sapevo cosa avrei dovuto fare. 

Quando alla porta Alex suona il campanello, Martyn sa che è l'unica persona con la quale può condividere non solo ciò che è accaduto ma anche ciò che intende fare.

Da qui il lettore è come se facesse un passo indietro, a prendere il suo posto nella dinamica della narrazione è Alex, una ragazza poco più grande di Martyn, e di cui lui è segretamente innamorato, anche se lei ha già un fidanzato, che Martyn giudica del tutto inutile, borioso, scialbo.

E da qui la storia segue, trascinando il lettore in un crescendo di pensieri e azioni che il protagonista mette in atto secondo precise logiche romanzesche da giallo-horror, perché Martyn è un vero cultore di serie poliziesche e dei libri di Scherlock Holmes. 

E soprattutto sa con ogni fibra di se stesso che denunciare la morte del padre, avrebbe, qualsiasi direzione potessero prendere le indagini, conseguenze per lui disastrose, dal riformatorio, sebbene non sia stato responsabile della morte del padre, all'essere affidato alla tutela della zia, che forse è anche peggio, dal suo punto di vista.

Non gli resta che escogitare un piano per occultare il cadavere, con l'aiuto della sua amica Alex, che sebbene inorridita e sulle prime contraria a questa soluzione, poi sembra invece convincersene, soprattutto quando insieme scoprono che il padre ha ereditato una bella somma di denaro, con la quale Martyn, ingenuamente, spera di sparire dalla circolazione, magari insieme a Alex.

Ma la vita per quanto uno provi a mandarla nella direzione desiderata, e sembra che davvero ci stia andando, riserva sempre, anche spesso per la nostra incapacità di guardare con esattezza alla periferie del nostro sguardo, inciampi, tradimenti, sorprese.

E così, nonostante il piano idealmente perfetto che Martyn ha costruito nella sua testa e che in parte sembra anche riuscire, qualcosa ai margini scricchiola. E a scricchiolare ancora una volta è la fiducia che lui sembra riporre ostinatamente nelle persone. Perché in fondo Martyn cerca di sopravvivere come può e cerca di farlo anche provando a lasciare aperto uno spiraglio del suo cuore, invano verrebbe da dire, a leggere l'epilogo.

Non anticipo altro, perché già questo dovrebbe bastare a desiderare di leggerlo, tanti sono i temi radicalmente fondanti posti al centro di questa storia: il desiderio di essere amati dai genitori che lega gli esseri umani a una fiducia cieca nell'adulto di riferimento, ma che, quando questo desiderio viene tradito, è capace di generare un odio implacabile, che continua a vivere accanto a una forma di amore malsano e dannoso; la solitudine in cui spesso ragazze e ragazzi con storie familiari devastanti vengono lasciati, senza che alcuno si accorga di nulla; il proliferare dei pensieri, l'immaginazione degli adolescenti, che spesso per noi adulti è inarrivabile, e al fine di tutto la consapevolezza della fragilità dell'essere umano e la necessità di una qualche forma di relazione umana per riuscire a vivere e a crescere. 

Un libro che tutti dovrebbero leggere, adulti e ragazzi, da portare nelle scuole e discuterne insieme e a fondo.

Per voi Piccoli Lettori Crescono

INFORMAZIONI TECNICHE

TITOLO: Martyn Pig

AUTORE: Kevin Brooks

TRADUTTRICE: Benedetta Reale

EDITORE: EDT Giralangolo

COLLANA: Dinamo

FORMATO: brossura, 280 pp.

CODICE EAN: 9788859291985

COSTO: € 15

ETÀ DI LETTURA: Young Adult

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