Slider

SCELTI PER VOI: Che cos'è il cielo?

lunedì 27 aprile 2026

 



 

Che cos’è l’infinito’

Perché le api fanno il miele’

Perché non abbiamo la coda?

Come si impara a volare?

Perché si nasce?

Perché esistono i perché?

Queste sono alcune delle domande che compongono il testo del libro: semplici, curiose, ingenue, giganti, infinite. Ce ne sono di tanti tipi e a ognuna segue una risposta, spesso è spiazzante, si colloca tra ironia, poesia e filosofia. Le illustrazioni sono molto simpatiche, sono risposte anch’esse, accompagnano i pensieri del lettore unendo la fantasia e aprono a nuove strade da percorrere. Sono create da Marianna Balducci e si fondono alle foto di Fabio Gervasoni: insieme creano un immaginario fantastico e varcarne la soglia diventa emozionante. L’immaginazione del lettore può spaziare liberamente, la meraviglia apre solo la porta a nuove considerazioni. Ogni domanda ne fa nascere altre, ma senza una ricerca di senso razionale o scientifico, siamo molto più vicini allo stato onirico, fantastico, poetico e filosofico. C’è una ricerca di senso, ma dai vasti confini, come è sconfinato il fondamento delle domande. 


L’autrice dedica questo albo “alle domande, che sono i germogli dell’intelligenza” e l’illustratrice lo dedica “alle risposte che non ci stanchiamo di cercare, anche laddove nessuno crede che ce ne siano”.


Ci sono domande che ci lasciano davvero senza parole, o ne avremmo di confuse, perché creano un gran subbuglio nel cuore. Anche la scienza non ha tutte le risposte. Quindi la soluzione migliore è quella di affidarsi alla poesia, all’ironia, e continuare a fantasticare sulla possibile, o anche solo più piacevole, risposta. Questa è una lettura giocosa, che per quanto possa apparire rapida, alza altri veli su celati interrogativi, le immagini sono scorci di meraviglia, ed è un piacere indugiarvi. Gli scatti fotografici sono popolati da personaggi fantastici, e quale invito è migliore di questo? Per guardarsi intorno con occhi brillanti e curiosi, tra creatività e immaginazione. Il gioco continua quando il libro finisce, lo si chiude e si cominciano a intravedere nuovi scenari, nuovi racconti e nuove domande.


Aperture è la prima collana in Italia esclusivamente dedicata ai fotolibri per l'infanzia, capaci di sensibilizzare lo sguardo di piccoli e grandi lettori e di rivelare lo straordinario nell’ordinario che ci è accanto”.


La fusione di illustrazione su fotografia è molto interessante, lo sguardo viene sollecitato in un modo diverso e più attivo, c’è stupore e maggiore riflessione. il riconoscibile abbraccia la fantasia, e lo fa in un modo singolare, incuriosisce. Il gioco tra realtà e immaginazione diventa avvincente e diverte.


Questo albo l’ho portato con me nei reparti di pediatria, la lettura ad alta voce, mostrando l’immagine corrispondente al testo, ha generato stupore, risate e commozione, anche la ricerca di sguardi, come a voler inseguire conferme, con nuove domande negli occhi. In quelle stanze la sensibilità è senza scorza, quindi si va a toccare nervi scoperti con grande facilità, ma è stata evidente la delicatezza con cui ogni tema universale è stato toccato: garbo, gentilezza e ironia. Questo albo si è rivelato una lettura piacevolissima, ha stimolato altre domande curiose e considerazioni personali, molte sono state quelle divertenti e fantasiose.


Quello che conta davvero è restare curiosi e aperti allo stupore e un libro che fa nascere altri interrogativi è divertente, infatti spesso le domande sono più intriganti delle risposte, e comunque tutte possono diventare plausibili.

 

Buona lettura!

 

 

 

Informazioni tecniche

Titolo: Che cos’è il cielo

Autrice: Guia Risari

Illustratrice: Marianna Balducci

Foto di: Fabio Gervasoni

Collana: Aperture

Editore: Camelozampa

Codice: EAN 9791254642481

Formato: 30x21 cm, copertina rigida

Pagine: 56

Prezzo indicativo: € 20,00

Età di Lettura: da 5-10 anni





SCELTI PER VOI: PLAYLIST PER QUANDO TORNI

domenica 26 aprile 2026

 

È dal capitolo zero, che prende il nome Liza dalla protagonista di questo bellissimo romanzo, che i titoli delle canzoni diventano sentiero di individuazione, forma di chiaroveggenza per la caotica vita di una ragazza di diciannove anni. Le canzoni costruiscono una mappa per seguire non solo le situazioni che capitano a Liza, ma forse anche e soprattutto la voce con cui racconta in prima persona ciò che le accade.

E la sua è una voce intrisa di dolore, camuffata a stento da un incedere ironico e dissacrante, che in nulla però mitiga la consapevolezza nel lettore del senso di smarrimento e isolamento in cui Liza nel giro di pochi anni si è ritrovata a vivere.

Un tempo la casa era pervasa dalla musica, nessun movimento sembrava procedere senza una colonna sonora di sottofondo. E in quel tempo Liza sentiva di appartenere a una famiglia, ancora capace di custodire i legami, di costruire uno spazio di crescita. E lei, ancora bambina, in quella famiglia ci stava bene, sebbene non tutto fosse perfetto.

Poi le crepe, tenute insieme a stento e con sforzo anche da una bambina, hanno ceduto e Liza si è ritrovata sola, con una madre gravemente depressa, un padre che le ha abbandonate e la sua più cara amica, Polly, trasferitasi in un'altra città.

Fa da sfondo a questa storia così intensa, una cittadina di provincia affacciata sul mare, dove tutto sembra spegnersi e accendersi al ritmo delle stagioni balneari, salvo rimanere sempre ogni cosa uguale a se stessa.

Si aggiunge per Liza, come se il resto non fosse sufficiente, una mancata ammissione agli esami di quinta, così il lettore la incontra sul finire di quella terribile estate e all'inizio del nuovo anno scolastico.

A Liza non resta che procedere in avanti, quasi improvvisando ogni giorno la propria sopravvivenza.

Poi l'incontro con Milo, un ragazzo fin troppo perfetto, con cui Liza impara a conoscere il proprio corpo nella relazione con l'altro, a fidarsi sperimentando ogni volta la ricerca di qualcosa che in qualche modo le sfugge, nonostante sia capace di scavalcare cancelli, scassinare porte di case sconosciute per abitare, nell'amarsi con Milo, spazi altri, vite altrui, in un desiderio parossistico di andare incontro a un incontro che però sembra restare sempre sulla soglia, indietro, incapace di rivelarle il suo proprio volto.

Un giorno però accade qualcosa che sembra sbriciolare le sue ultime residue difese.

Sua madre che fino a quel momento aveva tenuto in opera con Liza un sottilissimo filo, sebbene trascorresse la maggior parte del tempo raggomitolata sul divano, sparisce.

Liza allora comincia una danza che in accordo con la musica delle sue canzoni la tiene in bilico tra dentro e fuori: non può denunciare la scomparsa della madre, perché arriverebbero i servizi sociali. Prova a contattare suo padre, ma sente che come non è stato in grado di occuparsi di loro negli ultimi dieci anni, forse lei, Liza, non vorrebbe che lo facesse adesso.

Tutto in completa solitudine e in compagnia dei suoi pensieri.

È allora che comincia a rallentare, ad ascoltare il suo dolore, ad imparare ad attendere, a convivere anche con i pensieri di disperazione che inevitabilmente le nascono dentro pensando alla possibile fine che ha fatto sua madre.

E tornare a quella lucina appesa a un albero di Natale, fatto tanti anni prima, che Liza ha custodito di nascosto nel suo armadio in camera, come un segreto, un segreto desiderio di bene e di speranza, sembra in questo momento l'unica via di salvezza.

Liza riparte da lì, da quell'alberello di plastica sbiadito, che rimette con tanto di lucine sul tavolo nel soggiorno, in attesa che forse una magia possa ancora accadere.

E la magia accade, ma è tutta umana, ed è fatta di parole attese, di fiducia, di ripartenze con ciò che c'è e tutto quello che ancora si può costruire.

Non vi svelo il finale che lungi dall'offrire una soluzione edulcorata e lineare, mette in scena in modo autentico la complessità delle relazione umane, soprattutto quando queste sono compromesse dalla malattia mentale.

Una storia autentica, una scrittura capace di restituire tutta la complessità di vite comuni e spesso nascoste dalla disattenzione di una società iper-cinetica in cui la fragilità è solo un inciampo da scartare, e non una possibile occasione per ripensare il senso e la direzione da dare alle relazioni, per costruire e ricostruire legami che sappiano tenere dentro ogni forma di umano.

Una storia di crescita che accade nel dolore ma che sa offrire al lettore con sguardo autentico anche la speranza di ripartire dall'ascolto di sé e degli altri.

Non ci resta che inquadrare il QRcode alla fine del libro e metterci in ascolto delle molti voci che hanno accompagnato Liza su questo suo e nostro sentiero di crescita.

Per voi Piccoli Lettori Crescono

INFORMAZIONI TECNICHE

TITOLO: Playlist per quando torni

AUTRICE: Beatrice Dorigo

EDITORE: EDT - Giralangolo

COLLANA: Dinamo

DATA DI PUBBLICAZIONE: Marzo 2026

PAGINE: 191

FORMATO: brossura

ETÀ DI LETTURA: Young Adult

ISBN: 9791223703090

PREZZO INDICATIVO: 14 euro



LA RESISTENZA RACCONTATA DAI RAGAZZI: UN PODCAST TRA MEMORIA E RIFLESSIONE

giovedì 23 aprile 2026




Esistono libri che non si limitano a raccontare il passato, ma chiedono di essere scelti e vissuti nel presente. Insieme alla classe terza secondaria di primo grado della Scuola di Castell'Azzara, abbiamo letto ad alta voce "Luba voleva gli occhiali neri" di Loredana Frescura e Marco Tomatis.

Non si tratta solo di una storia di guerra; è la storia di una scelta.

Luba è una ragazzina che si ritrova a essere una staffetta partigiana. Attraversa boschi e pericoli portando messaggi, vivendo la paura quotidiana e la responsabilità di chi sta costruendo, un passo alla volta, la libertà di un intero Paese. Gli "occhiali neri" del titolo non sono un vezzo estetico, ma un simbolo di protezione, di identità e di quella necessità di osservare un mondo adulto che sta crollando, cercando di non farsi accecare dall'orrore.

Dopo aver chiuso l’ultima pagina, i ragazzi hanno avuto l'occasione di produrre un podcast, grazie all'accoglienza, alla competenza degli studenti e al fantastico studio di registrazione dell'Istituto Superiore Zuccarelli, indirizzo Ite di Pitigliano. Abbiamo deciso così di dare voce a Luba e, contemporaneamente, alle loro domande.

Nel podcast troverete le loro voci a tratti incerte, ma vere, le parole di Luba e specialmente le riflessioni che i tredicenni di oggi, ancora, per fortuna, si pongono.

Luba non ha scelto di essere un'eroina, ha scelto di non voltarsi dall'altra parte. Ed è questo che ci ha colpito di più: il coraggio non è non avere paura, ma prendere parte.

Potete ascoltare il podcast cliccando qui 


BCBF26: Il progetto di Tamer Institute for Community Education "RETURNING HOME PATH"

martedì 21 aprile 2026


il Tamer Institute for Community education ha esposto allo stand 29/D42, i disegni, i testi e i libri, tra cui è stato possibile visionare il libro bilingue (italiano/arabo) Seguo il filo recensito nel nostro blog da Cristiana Pezzetta. Le opere sono pubblicate in Italia da Bibliolibrò e tradotte da Alessandra Amorello, con il supporto del Tamer Institute.

Il progetto ha il pregio di far arrivare le "voci dei bambini del mare e delle arance" per promuovere la solidarietà e la consapevolezza fuori dalle aree di conflitto.

Il percorso "Ritorno a casa" è nato a Gaza come una serie di laboratori e visite sul campo, portando storie e attività interattive alle famiglie ospitate in tende e rifugi. Come spiegato anche nei pannelli a fianco della mostra di disegni, l'iniziativa mira a fornire uno spazio per l'espressione artistica, rafforzando la resilienza emotiva e il senso di unione in ambito familiare.

Questo il report della loro attività: 

“Dopo sei giorni di attività e visite sul campo, i facilitatori e i volontari hanno visitato le famiglie nelle loro abitazioni, portando con sé storie, libri e attività interattive per i bambini.

Attraverso questo percorso, l'istituto si propone di offrire uno spazio per attività stimolanti all'interno della famiglia e di rafforzare i momenti di interazione e lettura condivisa tra i membri della famiglia, sia all'interno del nucleo familiare che con la partecipazione dei membri della famiglia allargata. Ciò contribuisce a creare un'atmosfera di unione e armonia all'interno delle case.

Durante i giorni del percorso, i team partecipanti sono riusciti a visitare più di 200 famiglie in diverse aree della Striscia di Gaza. Finora, i bambini hanno ricevuto una raccolta di libri.

Il Tamer Institute spera che queste visite abbiano contribuito, seppur modestamente, a portare momenti di gioia e di condivisione alle famiglie nella Striscia di Gaza, e a offrire a bambini e famiglie uno spazio per leggere, raccontare storie e riunirsi attorno ai libri”.

Osservare questi disegni è necessario, soprattutto è un segno tangibile della sofferenza, della resilienza, dell’abisso in cui questi bambini stanno cercando di trovare una quotidiana normalità…, che al momento non c’è. Iniziative come questa però lavorano per un presente e un futuro di speranza, dove la cooperazione e il supporto sono necessari, e soprattutto dove lo sguardo di tutti deve posarsi con consapevolezza.

Lasciamo lo spazio e il silenzio della riflessione profonda a queste immagini, che sono solo una piccola selezione dell'intera esposizione.





























 

BCBF26:Voci audaci per i giovani lettori. Il potere dei libri coraggiosi.



Bold Voices for Young Readers. The Power of Daring Books. Questo è il titolo dell’incontro con la scrittrice attivista Marta Breen che viene intervistata dalla collega Eivor Vindenes. L’incontro, in lingua inglese, annovera la presenza di un pubblico principalmente non italiano, ma l’argomento è interessante, difficile e soprattutto complesso. Da subito si capisce quanto sia importante per l’autrice il suo impegno nell’abbattere le barriere di genere, qui presenta la graphic novel Born Free, un libro illustrato con ironia e con immediata efficacia da Sunniva Fluge Hole. 



Questo libro tratta del controllo religioso e della difficile conquista della libertà della donna, un viaggio nella storia, nel costume dei vari paesi e religioni nel mondo. È un testo provocatorio che parla con fine divulgativo ai giovani lettori, nonostante le implicazioni spinose, un compito sicuramente difficile, eppure ha una chiave ironica che lo rende anche divertente, perché è rivolto alla scuola primaria e lo sguardo dall’autrice cerca di essere il più oggettivo possibile, mostrando le evidenze, collocandolo in un contesto storico ampio e abbraccia il mondo, per non lasciare nessuno escluso. 

Marta Breen ha scritto molti libri, sente forte la lotta per la liberazione femminile, come Donne senza paura150 anni di lotte per l’emancipazione femminile. Libertà, uguaglianza, sorellanza, edito da TRE60, in cui denuncia come le donne sono state a lungo considerate degli oggetti da possedere, prima dai padri poi dai mariti, senza avere nessuna proprietà e nemmeno diritti sui figli. Senza proprio dei diritti (di studio, lavoro, voto eccetera). Questo libro è stato tradotto in 28 paesi e ha finito per cambiare la sua vita e la sua carriera. Ha incontrato attivisti e studenti in ogni paese, nel 2017 si è recata in paesi dove non c’era democrazia e la sua voce, proveniente da un paese “sicuro”, ha parlato di temi ritenuti controversi, soprattutto dove impera il machismo, dove ci sono patriarchi e leader autoritari. 


La sua è una challenge, ma ha trovato come previsto molti ostacoli. Nella traduzione russa comparso un sigillo sulla copertina, a Mosca e San Pietroburgo ha incontrato donne che avevano case editrici ridotte “in pezzi”, con storie importanti. In certi paesi è vietato parlare di argomenti lgbtqia+. Il libro è stato tradotto anche in arabo, lo hanno accettato ma è stato censurato e ridotto a meno della metà delle sue pagini originali e le è stato chiesto di non parlare in pubblico di certi argomenti. Commenta a ciò esclamando «It’upsetting! È sconvolgente, ma è quello che provano oggi molti autori nel mondo!». Chiaramente ai suoi incontri si recano persone che conoscono chi sia, sanno che si parlerà, sebbene con cautela, di certi argomenti, e dopo l’incontro può scambiare alcune parole con i ragazzi che hanno partecipato all’ascolto tra il pubblico, in una di queste occasioni racconta di alcuni ragazzi egiziani che non avevano mai sentito parlare dell’essere gay e così hanno avuto una conversazione su come poter aiutare l’Egitto in queste situazioni, ma è oggettivamente molto difficile. Mentre stava tornando a casa in aereo ha continuato a riflettere su queste conversazioni, su tutto quello che ha riscontrato andando a parlare dei suoi libri in tanti paesi, a quello che via via è emerso, ed ha deciso che il suo prossimo libro avrebbe dovuto essere sulla religione, perché molto parte da lì, dall’interpretazione manipolata delle scritture sacre; quindi, rispettandole e accendendo la luce su chi ne ha addirittura stravolto il messaggio.

Ed ecco la nascita di Born Free. Marta Breen aveva da tanto tempo il desiderio di fare comics, di scrivere un fumetto, ma purtroppo non sa disegnare, con questo progetto ha potuto realizzare la sua prima graphic novel.

L’uso della metafora è il modo più efficace per raggiungere i giovani lettori e il libro inizia con le grandi domande, per poi ripercorrere la storia e giunge fino alla società odierna.

La sua intenzione di raggiungere i bambini delle scuole primarie, perché è da lì che si deve cercare di aprire le menti, doveva avere certi criteri, tra cui il lato divertente, sebbene tratti di un argomento delicato come la religione. Ha ritenuto necessario partire dalla lezione storica, con la prima grande domanda: chi ha creato tutto questo, tutta questa meraviglia che sta osservando in estasi una donna con il gregge al pascolo. Comincia da qui.

L’autrice dimostra come le interpretazioni religiose abbiano discriminato la donna, come abbia diviso le donne dagli uomini, ed è una segregazione presente in tanti paesi in cui i testi sacri hanno molto in comune, dove in un passato lontano decidevano gli uomini, quello che descrive sono le società in cui erano gli uomini a decidere e fare ogni cosa. L’uomo obbediva a Dio e la donna all’uomo.

Marta Breen definisce la “gender apartheid”, ma è un’espressione usata anche dagli operatori umanitari nel mondo, perché capita anche che sia impedito loro di avere contatto fisico. Si tende a collocare l’apartheid solo in Sud Africa, mentre appartiene a molti paesi in realtà. In quel paese era riconducibile al colore della pelle, mentre in altri paesi dipende dal genere. Il “Gender Gap” alla fine riguarda tutto il mondo. Il corpo delle donne è molto sessualizzato, anche nei paesi occidentali, il corpo della donna conta, quello dell’uomo no.

In alcuni paesi la donna può essere arrestata se si vestisse come un uomo. L’intento dell’autrice è quello di spiegare tutto questo con ironia. Per cercare di togliere la cupezza, cercando di essere comunque efficaci.

L’autrice fa passare molte slide del libro e ci sono tanti esempi molto chiari di quello che una donna può e non può fare, in vari paesi e situazioni. Gli argomenti trattati sono densi e ostici, come i matrimoni forzati o con più mogli, il divieto di accesso agli studi, i controversi codici di abbigliamento, anche le mutilazioni femminili. Non si è censurata, ma ha trattato tutto in modo “rispettoso”, eppure diretto. I bambini che leggono la storia fanno molte considerazioni, commentano quello che vedono. È un libro che porta a fare tante riflessioni, a farsi tante domande, e già solo per questo dimostra la sua influenza. 

Nei paesi più fondamentalisti dove le donne non possono uscire e sembrano in gabbia, ci sono madri e sorelle, alla fine la gabbia è per tutti, uomini compresi. L’immagine con LA VERGOGNA è una metafora potente, è una espressione norvegese per indicarla. I bambini capiscono subito che la vergogna è negativa. Lo è il controllo sociale in cui c’è l’obbligo, dalla società alla famiglia, di andare in certe direzioni: vergogna e onore servono a questo controllo.

Per l’uomo l’onore rappresenta essere forte, muscoloso, potente, ricco, mentre per la donna è quello di essere brava a scuola, nel lavoro. Chiesto ai ragazzi cosa fosse per loro l’onore, in molti hanno citato la ricchezza e questo è molto triste. Per la donna invece è legato alla sua sessualità, al suo corpo. 

L’intervistatrice Eivor Vindenes le ha chiesto se questo clima politico, nel 2026, le ha fatto pensare di attuare un nuovo approccio nella scrittura. La risposta di Marta Breen è che in Norvegia non c’è nulla che si possa davvero ritenere controverso, fortunatamente, anche se storie a fumetti come questa ce ne siano davvero poche, però c’è apertura. Quando ha tenuto degli incontri in Ungheria o in Messico non si è mai preoccupata, perché è seguita da un pubblico che condivide i suoi modi di pensare. Nei paesi scandinavi non è necessario abbassare il livello di valori, come lei lo intende, bisogna informarsi da tutte le culture, ma poi si sceglie quello che di queste si ritiene condivisibile. 

Nel libro c’è anche una “dark side” ed è quella dedicata ai fatti più cubi della cronaca persecutoria, come la persecuzione talebana in Afghanistan, la rivolta delle donne in Iran, ma appunto, come specifica, si tratta di cronaca.

Questa volontà di apertura verso la religione deriva dal fatto che in Norvegia ci sono molte più donne con la carica di vescovo rispetto agli uomini. Ci sono donne che hanno infranto le regole per diventare le prime donne imam, sono tutte donne coraggiose che vanno celebrate.






Conclude l’incontro dicendo che la “golden rule” è di non farsi dire da nessuno cosa si può o non si può fare, nel rispetto del prossimo, come insegnano tutte le religioni, perché in ognuna viene detto di non violare i diritti umani fondamentali, è il bellissimo “ama gli altri come te stesso”.


 

 


BCBF 2026: Creare è un gesto condiviso. Incontro con Hervé Tullet.

lunedì 20 aprile 2026

 


The Book Lovers’ Café ha ospitato Hervé Tullet nell’evento organizzato da Franco Cosimo Panini Editore, Erickson e Il Saggiatore. Valentina de Poli ha condotto l’intervista con appassionato entusiasmo.

«Come vivi questa popolarità?» chiede all’artista, dopo averlo presentato con ammirazione. A sorpresa Tullet confessa che durante le esternazioni eccitate del pubblico prova una intensa emozione, davanti a una platea in ascolto prova una sensazione un po’ complicata da gestire, con onestà confessa di preferire il lavoro, nella riservatezza, che lo emoziona e che dà emozione. In questo periodo sta facendo un tour in Italia dove incontrerà adulti e bambini, con i giovani lettori si trova a suo agio, porta i suoi materiali, la musica, i giochi e infine gioca con loro, fa un lavoro estemporaneo, è come uno spettacolo teatrale di improvvisazione dove quello che conta è la reazione al momento.

L’intervistatrice cita il libro Un curriculum per la creatività, edito da Erickson, che racchiude i laboratori di Tullet. Un libro rivolto ad insegnanti e agli educatori. Tullet spiega che questo libro trasmette l’idea che si possono fare tante cose insieme, ma fondamentalmente racconta la sua reazione all’incontro con dei bambini, sono momenti di dialogo e di creazioni, vivere delle esperienze con i bambini gli dà il senso stesso della creatività, quel gusto di giocare dentro a un libro. 

Valentina de Poli comunica a Tullet che all’interno della biblioteca in Sala Borsa ci sono Tre Dots, titolo del suo libro, ma sono tre sculture che lo celebrano l’espressione totale della sua creatività da vedere, toccare, sbattere, girare e sbirciare attraverso.



«Che ricordo hai dell’origine del libro con i tre puntini?» chiede Valentina de Poli. Per Tullet rappresenta il libro forse più sorprendente anche per sé stesso. A dire il vero, ogni suo libro è parte di quel cammino che conduce al prossimo libro, per Tullet questo libro tratta di un’idea che non sa da dove sia venuta, come arrivano le idee resta un mistero. 

«Hai molta paura di non avere più idee?» Tullet risponde senza esitazione che ne ha molte, ha un altro libro già pronto per il prossimo anno. Nel primo libro Turlututù, per esempio, c’erano già tutte le idee, sia per questo che per Io sono Blop! c’è la forma ripetitiva che doveva essere l’idea di far muovere Blop dentro il libro, una sorta di danza, idee queste già presenti nei suoi quaderni di appunti dove progetta i libri. Il lavoro per organizzare questa idea viene dopo, anche se la costruzione del libro racchiude soltanto l’idea, che prende vita solo quando passa al lettore. Definisce il suo lavoro come quello di conservare l’improvvisazione dell’idea, poi diventa idea vivente quando finalmente viene guardata, gli interessa che circoli, quando si crea questo passaggio di apertura. 



«Mi piace di più cercare le idee che trovarle» dice convinto. A volte l’idea è molto semplice, facile da capire, lui la prende e ne fa uno spettacolo, è il suo punto di partenza creativo.

Tullet racconta dell’Expo Ideale a New York, la prima grande mostra con carta sospesa in un vasto spazio da cui ha tratto considerazioni per ogni opera lì esposta, in un quaderno ha scritto una lista di quelle che avrebbero potuto essere replicate senza di lui. Creare idee facili è un punto di partenza che gli fornisce tutta l’energia a cui ambisce. 

Ha un rapporto attivo sui social, ma non per cercare emozioni, piuttosto cerca il dialogo, perché Tullet sostiene che l’arte è per tutti, deve essere accessibile, dobbiamo trovare il tempo per l’arte anche in mezzo agli impegni. L’educazione per gli occhi dà senso all’arte in tutta la nostra vita, è una risorsa per i punti di vista in tutto quello che si fa. Manca l’educazione alla realtà, perché l’arte non è solo in galleria o nei musei, ma è ovunque.

Il bambino a colori, edito da Il Saggiatore, è un libro diverso dagli altri, è un’autobiografia della sua infanzia, che non ha avuto difficoltà, un’infanzia “senza ricordi”. Si tratta di un libro intimo, e Tullet ha scoperto che avrebbe tanto da dire e ha pure preso gusto a parlare. «Volevo scrivere un’autobiografia creativa per dare un senso al suo percorso creativo ma anche personale, che è particolare.» Con i bambini è avvenuto qualcosa di importante, ha trovato lo spazio per giocare e loro gli hanno dato la possibilità di crescere. Nelle scuole con situazioni più difficili la creatività diventa salvifica. La sua infanzia è stata un insieme di mistero, di solitudine, di silenzio, di vagabondare. Racconto dell’incontro con un altro bambino che come lui stava cercando qualcosa negli occhi, prende consapevolezza dei sensi, di quello che può fare la mano e comprende che quello che vede è negli occhi, è un prendere coscienza di quello che si ha.

Un incontro importante a scuola è stato con il professore che gli introdusse il movimento surrealista, gli ha fornito la possibilità di poter fare qualcosa da solo. Il surrealismo è giovane, è rivoluzionario, è un movimento grande che gli ha dato come un senso, un’esplosione di creatività. Il gesto automatico gli ha dato molta libertà creativa, quando aveva diciassette anni è stata una rivelazione fondamentale.

Quando scoprì Piccolo blu e Piccolo giallo di Leo Lionni fu un’esperienza incredibile, il fatto di provare una grande emozione per la storia di due pezzetti di carta ha avuto un grande impatto sulla sua percezione di creatività. Con Sendak ha scoperto il senso dell’infanzia e il piacere di leggere con i bambini. Una cosa lo turba molto, ed è vedere i bambini con i cellulari.

Con i bambini che incontra nelle classi a volte fa il monello, per vedere cosa accade, perché ama l’improvvisazione, ma sa che più si dà, più si riceve. Tullet è felice di aver ricevuto la libertà di fare, di scrivere altri libri, di fare mostre, con il riconoscimento delle istituzioni che permettono di avere più mezzi per dare sfogo alla sua creatività, per i bambini. Tullet è felice di fare quello che fa, ma aggiunge che avverte la responsabilità, «perché fare è dare».

Un incontro dove si è sentita la gioia per quel che si fa e che ha raccontato un po’ della filosofia artistica di Hervé Tullet, i cui libri sono amatissimi dai bambini.



".
CopyRight © | Piccoli Lettori Crescono - Book Avenue KIDS