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BCBF26: Il progetto di Tamer Institute for Community Education "RETURNING HOME PATH"

martedì 21 aprile 2026


il Tamer Institute for Community education ha esposto allo stand 29/D42, i disegni, i testi e i libri, tra cui è stato possibile visionare il libro bilingue (italiano/arabo) Seguo il filo recensito nel nostro blog da Cristiana Pezzetta. Le opere sono pubblicate in Italia da Bibliolibrò e tradotte da Alessandra Amorello, con il supporto del Tamer Institute.

Il progetto ha il pregio di far arrivare le "voci dei bambini del mare e delle arance" per promuovere la solidarietà e la consapevolezza fuori dalle aree di conflitto.

Il percorso "Ritorno a casa" è nato a Gaza come una serie di laboratori e visite sul campo, portando storie e attività interattive alle famiglie ospitate in tende e rifugi. Come spiegato anche nei pannelli a fianco della mostra di disegni, l'iniziativa mira a fornire uno spazio per l'espressione artistica, rafforzando la resilienza emotiva e il senso di unione in ambito familiare.

Questo il report della loro attività: 

“Dopo sei giorni di attività e visite sul campo, i facilitatori e i volontari hanno visitato le famiglie nelle loro abitazioni, portando con sé storie, libri e attività interattive per i bambini.

Attraverso questo percorso, l'istituto si propone di offrire uno spazio per attività stimolanti all'interno della famiglia e di rafforzare i momenti di interazione e lettura condivisa tra i membri della famiglia, sia all'interno del nucleo familiare che con la partecipazione dei membri della famiglia allargata. Ciò contribuisce a creare un'atmosfera di unione e armonia all'interno delle case.

Durante i giorni del percorso, i team partecipanti sono riusciti a visitare più di 200 famiglie in diverse aree della Striscia di Gaza. Finora, i bambini hanno ricevuto una raccolta di libri.

Il Tamer Institute spera che queste visite abbiano contribuito, seppur modestamente, a portare momenti di gioia e di condivisione alle famiglie nella Striscia di Gaza, e a offrire a bambini e famiglie uno spazio per leggere, raccontare storie e riunirsi attorno ai libri”.

Osservare questi disegni è necessario, soprattutto è un segno tangibile della sofferenza, della resilienza, dell’abisso in cui questi bambini stanno cercando di trovare una quotidiana normalità…, che al momento non c’è. Iniziative come questa però lavorano per un presente e un futuro di speranza, dove la cooperazione e il supporto sono necessari, e soprattutto dove lo sguardo di tutti deve posarsi con consapevolezza.

Lasciamo lo spazio e il silenzio della riflessione profonda a queste immagini, che sono solo una piccola selezione dell'intera esposizione.





























 

BCBF26:Voci audaci per i giovani lettori. Il potere dei libri coraggiosi.



Bold Voices for Young Readers. The Power of Daring Books. Questo è il titolo dell’incontro con la scrittrice attivista Marta Breen che viene intervistata dalla collega Eivor Vindenes. L’incontro, in lingua inglese, annovera la presenza di un pubblico principalmente non italiano, ma l’argomento è interessante, difficile e soprattutto complesso. Da subito si capisce quanto sia importante per l’autrice il suo impegno nell’abbattere le barriere di genere, qui presenta la graphic novel Born Free, un libro illustrato con ironia e con immediata efficacia da Sunniva Fluge Hole. 



Questo libro tratta del controllo religioso e della difficile conquista della libertà della donna, un viaggio nella storia, nel costume dei vari paesi e religioni nel mondo. È un testo provocatorio che parla con fine divulgativo ai giovani lettori, nonostante le implicazioni spinose, un compito sicuramente difficile, eppure ha una chiave ironica che lo rende anche divertente, perché è rivolto alla scuola primaria e lo sguardo dall’autrice cerca di essere il più oggettivo possibile, mostrando le evidenze, collocandolo in un contesto storico ampio e abbraccia il mondo, per non lasciare nessuno escluso. 

Marta Breen ha scritto molti libri, sente forte la lotta per la liberazione femminile, come Donne senza paura150 anni di lotte per l’emancipazione femminile. Libertà, uguaglianza, sorellanza, edito da TRE60, in cui denuncia come le donne sono state a lungo considerate degli oggetti da possedere, prima dai padri poi dai mariti, senza avere nessuna proprietà e nemmeno diritti sui figli. Senza proprio dei diritti (di studio, lavoro, voto eccetera). Questo libro è stato tradotto in 28 paesi e ha finito per cambiare la sua vita e la sua carriera. Ha incontrato attivisti e studenti in ogni paese, nel 2017 si è recata in paesi dove non c’era democrazia e la sua voce, proveniente da un paese “sicuro”, ha parlato di temi ritenuti controversi, soprattutto dove impera il machismo, dove ci sono patriarchi e leader autoritari. 


La sua è una challenge, ma ha trovato come previsto molti ostacoli. Nella traduzione russa comparso un sigillo sulla copertina, a Mosca e San Pietroburgo ha incontrato donne che avevano case editrici ridotte “in pezzi”, con storie importanti. In certi paesi è vietato parlare di argomenti lgbtqia+. Il libro è stato tradotto anche in arabo, lo hanno accettato ma è stato censurato e ridotto a meno della metà delle sue pagini originali e le è stato chiesto di non parlare in pubblico di certi argomenti. Commenta a ciò esclamando «It’upsetting! È sconvolgente, ma è quello che provano oggi molti autori nel mondo!». Chiaramente ai suoi incontri si recano persone che conoscono chi sia, sanno che si parlerà, sebbene con cautela, di certi argomenti, e dopo l’incontro può scambiare alcune parole con i ragazzi che hanno partecipato all’ascolto tra il pubblico, in una di queste occasioni racconta di alcuni ragazzi egiziani che non avevano mai sentito parlare dell’essere gay e così hanno avuto una conversazione su come poter aiutare l’Egitto in queste situazioni, ma è oggettivamente molto difficile. Mentre stava tornando a casa in aereo ha continuato a riflettere su queste conversazioni, su tutto quello che ha riscontrato andando a parlare dei suoi libri in tanti paesi, a quello che via via è emerso, ed ha deciso che il suo prossimo libro avrebbe dovuto essere sulla religione, perché molto parte da lì, dall’interpretazione manipolata delle scritture sacre; quindi, rispettandole e accendendo la luce su chi ne ha addirittura stravolto il messaggio.

Ed ecco la nascita di Born Free. Marta Breen aveva da tanto tempo il desiderio di fare comics, di scrivere un fumetto, ma purtroppo non sa disegnare, con questo progetto ha potuto realizzare la sua prima graphic novel.

L’uso della metafora è il modo più efficace per raggiungere i giovani lettori e il libro inizia con le grandi domande, per poi ripercorrere la storia e giunge fino alla società odierna.

La sua intenzione di raggiungere i bambini delle scuole primarie, perché è da lì che si deve cercare di aprire le menti, doveva avere certi criteri, tra cui il lato divertente, sebbene tratti di un argomento delicato come la religione. Ha ritenuto necessario partire dalla lezione storica, con la prima grande domanda: chi ha creato tutto questo, tutta questa meraviglia che sta osservando in estasi una donna con il gregge al pascolo. Comincia da qui.

L’autrice dimostra come le interpretazioni religiose abbiano discriminato la donna, come abbia diviso le donne dagli uomini, ed è una segregazione presente in tanti paesi in cui i testi sacri hanno molto in comune, dove in un passato lontano decidevano gli uomini, quello che descrive sono le società in cui erano gli uomini a decidere e fare ogni cosa. L’uomo obbediva a Dio e la donna all’uomo.

Marta Breen definisce la “gender apartheid”, ma è un’espressione usata anche dagli operatori umanitari nel mondo, perché capita anche che sia impedito loro di avere contatto fisico. Si tende a collocare l’apartheid solo in Sud Africa, mentre appartiene a molti paesi in realtà. In quel paese era riconducibile al colore della pelle, mentre in altri paesi dipende dal genere. Il “Gender Gap” alla fine riguarda tutto il mondo. Il corpo delle donne è molto sessualizzato, anche nei paesi occidentali, il corpo della donna conta, quello dell’uomo no.

In alcuni paesi la donna può essere arrestata se si vestisse come un uomo. L’intento dell’autrice è quello di spiegare tutto questo con ironia. Per cercare di togliere la cupezza, cercando di essere comunque efficaci.

L’autrice fa passare molte slide del libro e ci sono tanti esempi molto chiari di quello che una donna può e non può fare, in vari paesi e situazioni. Gli argomenti trattati sono densi e ostici, come i matrimoni forzati o con più mogli, il divieto di accesso agli studi, i controversi codici di abbigliamento, anche le mutilazioni femminili. Non si è censurata, ma ha trattato tutto in modo “rispettoso”, eppure diretto. I bambini che leggono la storia fanno molte considerazioni, commentano quello che vedono. È un libro che porta a fare tante riflessioni, a farsi tante domande, e già solo per questo dimostra la sua influenza. 

Nei paesi più fondamentalisti dove le donne non possono uscire e sembrano in gabbia, ci sono madri e sorelle, alla fine la gabbia è per tutti, uomini compresi. L’immagine con LA VERGOGNA è una metafora potente, è una espressione norvegese per indicarla. I bambini capiscono subito che la vergogna è negativa. Lo è il controllo sociale in cui c’è l’obbligo, dalla società alla famiglia, di andare in certe direzioni: vergogna e onore servono a questo controllo.

Per l’uomo l’onore rappresenta essere forte, muscoloso, potente, ricco, mentre per la donna è quello di essere brava a scuola, nel lavoro. Chiesto ai ragazzi cosa fosse per loro l’onore, in molti hanno citato la ricchezza e questo è molto triste. Per la donna invece è legato alla sua sessualità, al suo corpo. 

L’intervistatrice Eivor Vindenes le ha chiesto se questo clima politico, nel 2026, le ha fatto pensare di attuare un nuovo approccio nella scrittura. La risposta di Marta Breen è che in Norvegia non c’è nulla che si possa davvero ritenere controverso, fortunatamente, anche se storie a fumetti come questa ce ne siano davvero poche, però c’è apertura. Quando ha tenuto degli incontri in Ungheria o in Messico non si è mai preoccupata, perché è seguita da un pubblico che condivide i suoi modi di pensare. Nei paesi scandinavi non è necessario abbassare il livello di valori, come lei lo intende, bisogna informarsi da tutte le culture, ma poi si sceglie quello che di queste si ritiene condivisibile. 

Nel libro c’è anche una “dark side” ed è quella dedicata ai fatti più cubi della cronaca persecutoria, come la persecuzione talebana in Afghanistan, la rivolta delle donne in Iran, ma appunto, come specifica, si tratta di cronaca.

Questa volontà di apertura verso la religione deriva dal fatto che in Norvegia ci sono molte più donne con la carica di vescovo rispetto agli uomini. Ci sono donne che hanno infranto le regole per diventare le prime donne imam, sono tutte donne coraggiose che vanno celebrate.






Conclude l’incontro dicendo che la “golden rule” è di non farsi dire da nessuno cosa si può o non si può fare, nel rispetto del prossimo, come insegnano tutte le religioni, perché in ognuna viene detto di non violare i diritti umani fondamentali, è il bellissimo “ama gli altri come te stesso”.


 

 


BCBF 2026: Creare è un gesto condiviso. Incontro con Hervé Tullet.

lunedì 20 aprile 2026

 


The Book Lovers’ Café ha ospitato Hervé Tullet nell’evento organizzato da Franco Cosimo Panini Editore, Erickson e Il Saggiatore. Valentina de Poli ha condotto l’intervista con appassionato entusiasmo.

«Come vivi questa popolarità?» chiede all’artista, dopo averlo presentato con ammirazione. A sorpresa Tullet confessa che durante le esternazioni eccitate del pubblico prova una intensa emozione, davanti a una platea in ascolto prova una sensazione un po’ complicata da gestire, con onestà confessa di preferire il lavoro, nella riservatezza, che lo emoziona e che dà emozione. In questo periodo sta facendo un tour in Italia dove incontrerà adulti e bambini, con i giovani lettori si trova a suo agio, porta i suoi materiali, la musica, i giochi e infine gioca con loro, fa un lavoro estemporaneo, è come uno spettacolo teatrale di improvvisazione dove quello che conta è la reazione al momento.

L’intervistatrice cita il libro Un curriculum per la creatività, edito da Erickson, che racchiude i laboratori di Tullet. Un libro rivolto ad insegnanti e agli educatori. Tullet spiega che questo libro trasmette l’idea che si possono fare tante cose insieme, ma fondamentalmente racconta la sua reazione all’incontro con dei bambini, sono momenti di dialogo e di creazioni, vivere delle esperienze con i bambini gli dà il senso stesso della creatività, quel gusto di giocare dentro a un libro. 

Valentina de Poli comunica a Tullet che all’interno della biblioteca in Sala Borsa ci sono Tre Dots, titolo del suo libro, ma sono tre sculture che lo celebrano l’espressione totale della sua creatività da vedere, toccare, sbattere, girare e sbirciare attraverso.



«Che ricordo hai dell’origine del libro con i tre puntini?» chiede Valentina de Poli. Per Tullet rappresenta il libro forse più sorprendente anche per sé stesso. A dire il vero, ogni suo libro è parte di quel cammino che conduce al prossimo libro, per Tullet questo libro tratta di un’idea che non sa da dove sia venuta, come arrivano le idee resta un mistero. 

«Hai molta paura di non avere più idee?» Tullet risponde senza esitazione che ne ha molte, ha un altro libro già pronto per il prossimo anno. Nel primo libro Turlututù, per esempio, c’erano già tutte le idee, sia per questo che per Io sono Blop! c’è la forma ripetitiva che doveva essere l’idea di far muovere Blop dentro il libro, una sorta di danza, idee queste già presenti nei suoi quaderni di appunti dove progetta i libri. Il lavoro per organizzare questa idea viene dopo, anche se la costruzione del libro racchiude soltanto l’idea, che prende vita solo quando passa al lettore. Definisce il suo lavoro come quello di conservare l’improvvisazione dell’idea, poi diventa idea vivente quando finalmente viene guardata, gli interessa che circoli, quando si crea questo passaggio di apertura. 



«Mi piace di più cercare le idee che trovarle» dice convinto. A volte l’idea è molto semplice, facile da capire, lui la prende e ne fa uno spettacolo, è il suo punto di partenza creativo.

Tullet racconta dell’Expo Ideale a New York, la prima grande mostra con carta sospesa in un vasto spazio da cui ha tratto considerazioni per ogni opera lì esposta, in un quaderno ha scritto una lista di quelle che avrebbero potuto essere replicate senza di lui. Creare idee facili è un punto di partenza che gli fornisce tutta l’energia a cui ambisce. 

Ha un rapporto attivo sui social, ma non per cercare emozioni, piuttosto cerca il dialogo, perché Tullet sostiene che l’arte è per tutti, deve essere accessibile, dobbiamo trovare il tempo per l’arte anche in mezzo agli impegni. L’educazione per gli occhi dà senso all’arte in tutta la nostra vita, è una risorsa per i punti di vista in tutto quello che si fa. Manca l’educazione alla realtà, perché l’arte non è solo in galleria o nei musei, ma è ovunque.

Il bambino a colori, edito da Il Saggiatore, è un libro diverso dagli altri, è un’autobiografia della sua infanzia, che non ha avuto difficoltà, un’infanzia “senza ricordi”. Si tratta di un libro intimo, e Tullet ha scoperto che avrebbe tanto da dire e ha pure preso gusto a parlare. «Volevo scrivere un’autobiografia creativa per dare un senso al suo percorso creativo ma anche personale, che è particolare.» Con i bambini è avvenuto qualcosa di importante, ha trovato lo spazio per giocare e loro gli hanno dato la possibilità di crescere. Nelle scuole con situazioni più difficili la creatività diventa salvifica. La sua infanzia è stata un insieme di mistero, di solitudine, di silenzio, di vagabondare. Racconto dell’incontro con un altro bambino che come lui stava cercando qualcosa negli occhi, prende consapevolezza dei sensi, di quello che può fare la mano e comprende che quello che vede è negli occhi, è un prendere coscienza di quello che si ha.

Un incontro importante a scuola è stato con il professore che gli introdusse il movimento surrealista, gli ha fornito la possibilità di poter fare qualcosa da solo. Il surrealismo è giovane, è rivoluzionario, è un movimento grande che gli ha dato come un senso, un’esplosione di creatività. Il gesto automatico gli ha dato molta libertà creativa, quando aveva diciassette anni è stata una rivelazione fondamentale.

Quando scoprì Piccolo blu e Piccolo giallo di Leo Lionni fu un’esperienza incredibile, il fatto di provare una grande emozione per la storia di due pezzetti di carta ha avuto un grande impatto sulla sua percezione di creatività. Con Sendak ha scoperto il senso dell’infanzia e il piacere di leggere con i bambini. Una cosa lo turba molto, ed è vedere i bambini con i cellulari.

Con i bambini che incontra nelle classi a volte fa il monello, per vedere cosa accade, perché ama l’improvvisazione, ma sa che più si dà, più si riceve. Tullet è felice di aver ricevuto la libertà di fare, di scrivere altri libri, di fare mostre, con il riconoscimento delle istituzioni che permettono di avere più mezzi per dare sfogo alla sua creatività, per i bambini. Tullet è felice di fare quello che fa, ma aggiunge che avverte la responsabilità, «perché fare è dare».

Un incontro dove si è sentita la gioia per quel che si fa e che ha raccontato un po’ della filosofia artistica di Hervé Tullet, i cui libri sono amatissimi dai bambini.



BCBF 2026: Dialogo con Concita De Gregorio tra Timothée de Fombelle e Beatrice Alemagna.

 




Guardare il mondo, guardare gli altri. Dialogo tra Beatrice Alemagna, Timothée de Fombelle con Concita de Gregorio. L’evento organizzato da Terre di Mezzo ha unito tre persone che hanno un peso importante nel panorama autoriale e letterario, poterli ascoltare a dialogare insieme è stato un grande piacere. Per chi non avesse potuto godere di questo privilegio durante la Bologna Children’s Book Fair di quest’anno, ecco un breve racconto di questa opportunità ghiotta.


La conversazione è cominciata citando un altro evento importante che si è tenuto il 12 aprile presso il DAMSLab di Bologna, una circostanza corale intitolata “definisci bambino”, a difesa dell’infanzia, che ha portato come bandiera il libro di Beatrice Alemagna 
Che cos’è un bambino?, edito da Topipittori nel 2008. Questo albo è stato preso a manifesto da molte persone in sostegno dei bambini di Gaza, ha fatto da ponte, ha aiutato a veicolare il vero senso del parlare ai bambini, ed ha unito. L’emozione era palpabile.


Concita de Gregorio ha chiesto a Timothée de Fombelle cosa sia cambiato nei bambini di oggi, considerando che il suo Tobia ha ormai compiuto circa venti anni dalla sua prima pubblicazione, è un libro che ha catturato l’attenzione di tantissimi giovani lettori e che continua ad affascinare. Fombelle sostiene che è cambiato tantissimo il tempo utile per leggere e anche il silenzio necessario per farlo. Tutti fanno rumore, anche i genitori, l’uso dei dispositivi elettronici fin dalla tenera età non aiutano, rubano tempo. Anche Alemagna concorda che l’uso del cellulare abbia stravolto l’infanzia e sottolinea il paradosso di iperprotezione genitoriale unita alla iper-esposizione dei figli. Nell’adolescenza invece ritiene che ci si avvicini al nichilismo, che si basa su tre paradigmi: mancanza di senso, mancanza di risposte alle domande e lo svuotamento di importanza nei valori. Secondo Alemagna bisogna contrastarlo ed è necessario trasmettere l’amore per la lettura come un’eredità familiare, lei stessa ha scatenato la sua vocazione per i libri leggendo. Ma non per tutti vale lo stesso, e purtroppo accade anche l’inverso, come Concita de Gregorio accenna: i genitori possono essere grandi lettori e i figli in qualche modo ne sono saturi, i libri a disposizione non mancano ma nei figli si può creare come un rifiuto, forse pensando di dover rispondere ad aspettative troppo alte, oppure si sentono sopraffatti, in ogni caso non leggono. Anche Fombelle dice che non sempre i figli di lettori, oggi, si sentono più stimolati a leggere, magari non lo fanno per reazione. Nel suo caso, la figlia più grande è una buona lettrice, ma il suo ruolo di padre lettore non è stato quello di proporre libri, piuttosto ha creato momenti di silenzio e di tempo per leggere, come quando è rimasto per qualche mese nell’isola di Salina per scrivere il suo romanzo Vango

La questione sui ragazzi non lettori è un tema ricorrente, da anni, nei dibattiti che si svolgono in fiera, e ci si interroga un po’ ovunque, ognuno portando esperienze ed opinioni: è una discussione che per ora resta decisamente aperta.

Indubbiamente la natura, un contatto più vicino con questa, simboleggia una forma di evasione come lo è la lettura, permette di allontanarsi dalle distrazioni del rumore e dal mondo degli schermi. Alemagna, che ha scelto per le figlie una vita lontana dalla grande città, sostiene che visitare una foresta è come leggere una storia e la natura dovrebbe aiutare a ritrovare quel tempo più lento per poter leggere. Fombelle, che nella quercia ha ambientato il mondo narrativo di Tobia, ricorda come all’inizio della scrittura di quel libro volesse raccontare una storia proprio lontana dal mondo, ma presto l’albero ha cominciato ad assumere delle dinamiche vicine a quello che conosceva, quindi, adese al mondo in cui viviamo. Nella Quercia c’è una complessità che si è formata via via, con una geopolitica dell’albero, con i diversi emisferi che condizionavano le abitudini e le credenze dei vari personaggi. Alla fine, è diventato uno specchio del nostro mondo, la metafora di un mondo fragile, più si scende in basso e più le condizioni di vita sono difficili, le leggende sono diverse e le dinamiche si complicano. In ogni caso il processo creativo di Tobia gli ha liberato proprio la stessa creatività, poiché prima scriveva opere teatrali complesse, mentre con la storia nell’albero ha potuto raggiungere tantissimi giovani lettori. 


Alemagna ricorda come i libri scritti in passato continuino ad accompagnare la sua scrittura ogni giorno, c’è un po’ di loro nei progetti successivi. Sono quelli che chiama “libri gradino”, come Un Leone a Parigi, che fa parte di questa personale rosa di libri che in lei perdureranno. Concita de Gregorio cita Mon Amour, un libro che continua a regalare agli amici in varie occasioni, ma per Alemagna rientra in un’altra categoria: quella dei libri legati ad eventi, alla loro stessa esistenza. Cicciapelliccia, il libro premiato in fiera del Premio Strega Ragazze e Ragazzi per la categoria Narrazioni per Immagini, fa parte di questa categoria, le ha permesso per esempio di andare in più di venti paesi differenti. Quindi alcuni libri sono dei pilastri che restano nel tempo, altri creano legami e nuove esperienze, nuove storie.


Concita de Gregorio chiede se abbiano mai lavorato insieme e la risposta è stata “No” da entrambi, “ma sarebbe bello”. I libri possono nascere anche da incontri come questo. La conversazione prende subito una piega più diretta e Alemagna chiede a Fombelle se non gli sia mai capitato di non aver più voglia di scrivere, se non abbia mai pensato che non ha più nulla da dire. “Sì”, risponde subito Fombelle, infatti invidia l’immediatezza della creatività concreta del disegnatore e del pianista, che “fanno qualcosa”, mentre per scrivere gli serve un raccoglimento più lungo e meno istantaneo. Allora Fombelle chiede ad Alemagna se non abbia un libro da parte, che ritiene di non pubblicare perché non è ancora arrivato il momento giusto, che magari ne ha tutti gli “attrezzi”, ma il progetto fa resistenza e quindi pensa di non farcela. Alemagna risponde immediatamente che ne ha molti e ritiene che, quando questi progetti le oppongono resistenza, significa che forse non sono più interessanti, sebbene confessi che a volte ci torna sopra, comunque. 

 

A questo punto Fombelle si rivolge al pubblico che ha di fronte, guarda direttamente tutti noi, e questo scambio diventa davvero più intimo e confidenziale. Ha sentito l’urgenza di dare un consiglio a chi scrive, agli autori presenti, ha incoraggiato tutti a cercare più lontano e più in profondità, si è raccomandato di non abbandonare i propri progetti. La loro resistenza è un buon segno, perché significa che si sta andando più lontano, oltre, e può solo essere di stimolo e di crescita. Come aveva già detto poco prima, «attingere alla letteratura, avvicinarsi all’eccellenza è uno stimolo molto fecondo per catturare i lettori» e tutti ne facciamo tesoro!

L’incontro si conclude lasciando la platea coinvolta e soddisfatta, non è stata una conferenza, un dibattito, piuttosto un’apertura generosa sul mondo creativo e personale di ciascuno dei protagonisti sul palco. Un’esperienza feconda, che ha catturato tutti.

 


BCBF 2026: dagli autori neofiti, agli editori alla ricerca di “Storie di lunga durata”: tre incontri tematici di esplorazione nel libro.


 La Fiera del Libro per bambini e ragazzi di Bologna accoglie principalmente immagini, sono queste che avvolgono fin dall’ingresso principale. Le illustrazioni sono le protagoniste di questo grande appuntamento, ma il programma degli eventi è un oceano di informazioni, di novità e di progetti. La filiera del libro comprende tante figure professionali e nel complesso fieristico ci sono spazi appositamente dedicati. Molti sono i visitatori abituali, provenienti da tutto il mondo, ma tra questi ci sono anche quelli che si affacciano al mondo dell’editoria da neofiti, magari con un senso di vertigine. La BCBF accoglie proprio tutti, anche chi in questo mondo desidera impegnarsi per la prima volta in modo serio. Far parte dei complessi ingranaggi che muovono questo mondo può apparire un miraggio, sotto la meraviglia che elargisce c’è molto impegno e studio, continui, ma per chi avverte la scintilla indomabile della creatività compressa nel cassetto dove le storie spingono per uscire, questo è il posto giusto per alimentarla. Gli illustratori hanno l’opportunità di presentare il loro portfolio a maestri indiscussi dell’arte illustrativa, possono seguire master interessantissimi, si può crescere molto. I traduttori hanno altre opportunità di confronto e crescita, di scambio e di visibilità, il loro è un lavoro prezioso, chi gestisce i diritti d’autore vive la frenesia della caccia all’investimento, per far girare oltre i propri confini alcuni dei progetti più allettanti, e così via. Chi si occupa delle biblioteche, chi di librerie, chi insegna, tutti trovano degli spazi dedicati e soprattutto entrano in una rete specializzata a cui connettersi. È una piazza in cui ogni angolo vibra di potenzialità. Anche l’aspirante autore, con i suoi progetti bozzolo, trova un suo spazio dedicato, come il Writers Lab.  Vi racconto come la fiera spazi dal “germe” del libro fino al suo “bosco”, fatto di libri che hanno storie di lunga permanenza nei cataloghi. 

Il primo incontro è davvero il punto di partenza per chi si affaccia a questo mondo con intenti autoriali, tra questi c’erano anche addetti ai lavori, ma con competenze diverse, come bibliotecari/e e illustratrici/illustratori. Fondazione Bottega Finzioni, scuola bolognese di scrittura a largo spettro, ha programmato un incontro ad hoc condotto da Antonello Grassi dal titolo Lo sai cos’è una storia? Ti sei mai chiesto perché e come funzionano? 
Il pubblico era variegato, c’erano anche persone di altri paesi. Il docente ha introdotto i fondamenti di drammaturgia, magari già noti ai più, ma il suo sguardo ha portato il pubblico ad andare oltre i modelli da manuale, che sono mezzi progettati per avere una coerenza, ma la loro è un’operazione molto vicina alle competenze di chatgpt, quello che conta è saper raccontare una storia credibile e interessante, dopodiché si possono applicare gli specifici skills e tutti i dispositivi narrativi. Questo processo si impara leggendo, studiando i libri che ci sono piaciuti, o con dei manuali davvero validi, oppure più concretamente con delle scuole di scrittura come Bottega Finzioni. Il docente ha toccato i punti principali della progettazione di una buona storia: le fasi imprescindibili, gli aspetti essenziali di un protagonista credibile, la struttura mai rigida, ma coerente, e altre nozioni fondamentali. 
Le metafore utilizzate da Antonello Grassi sono state divertenti, immediate, anche quelle sulle strategie per arginare errori grossolani o per affinare il percorso, per evitare i “blocchi dello scrittore”. Facendo l’esempio di Cappuccetto Rosso, ha sottolineato come, dal punto di vista narrativo, ci siano alcune scene non sono essenziali, ma che sono state scritte con tale maestria che restano fissate nella memoria del lettore. Viene da sé che il grande autore fa la differenza sul punto degli archetipi. A quello si deve aspirare. L’esposizione ha toccato i fondamenti della scrittura drammaturgica con efficacia ed ironia, è stata un chiaro incoraggiamento a scrivere con buona competenza, l’unica promessa che può appagare l’utente finale: il lettore.

Nello stesso spazio, come a seguire, l’editore Mauro Morellini si è rivolto a un pubblico meno informato, spiegando anche attraverso la sua esperienza le fasi di passaggio dal progetto alla pubblicazione. Questo processo chiama a sé tutte le figure che si muovono in fiera, i vari professionisti del settore, dall’editore al distributore, a seguire c’è l’approdo nelle librerie. Il titolo dell’incontro era Dalla scrittura alla pubblicazione: il viaggio del libro.

Morellini ha posto l’accento sulla sua funzione maieutica, l’editore approfondisce la potenzialità di ogni progetto proposto, poiché sente forte la responsabilità sul contenuto che decide di veicolare, sia per quanto riguarda la loro linea editoriale di informazioni manualistiche che per i romanzi. Sono stati presentati anche i vari modi di fruizione che l’editore può utilizzare, oltre al libro cartaceo, come l’audiolibro, l’E-book, il podcast. L’editore fa anche attività di scouting, quello che gli interessa è un contenuto qualificato, originale e che manchi nel mercato. 

In fiera si possono cogliere innumerevoli offerte di approfondimento, ci sono stati incontri focalizzati anche sul self publishing, sdoganato da qualche anno, tanto per citare la varietà delle offerte di informazioni divulgate da esperti di ogni settore. Il filo rosso è sempre intessuto intorno alla storia.

Tra le tante occasioni di confronti e di nuove imprese editoriali, c’è un fermento prezioso, molto interessante, che riguarda l’Associazione ADEI – Associazione degli Editori Indipendenti. Libri per sempre. Storie di lunga durata nei cataloghi ADEI

L’introduzione di Della Passarelli, presidente Adei e di Sinnos Edizioni, ha acceso l’attenzione sul progetto nato per una intuizione partita dal gruppo editoriale di Equilibri e che ora coinvolge molti editori italiani; ha l’intento di costruire una bibliografia dei libri che hanno dimostrato nel tempo di restare presenti nei cataloghi e quindi nelle scelte dei lettori. Questo “elenco” si pone l’obiettivo di offrire opere capaci di parlare ai giovani di oggi come è accaduto alle generazioni precedenti, in modo che, da questo strumento, i docenti, gli educatori e i bibliotecari possano attingere a testi di qualità. Gabriela Zucchini e Cristina Busani di Equilibri hanno portato esempi concreti, ma hanno tenuto anche a spiegare agli editori presenti in sala che il modulo da compilare a loro inviato per proporre almeno tre opere dei loro cataloghi, che a primo impatto è risultato molto complesso, è solo un primo e necessario tentativo di dare all’impresa titanica di selezione un approccio il più possibile scientifico, serve per impostare una prima scrematura ed è un delicato studio delle proposte. Il compito che si sono posti è difficile e complesso, le valutazioni richiedono tempo. Anche al Salone del Libro di Torino ci sarà occasione di approfondire questo lavoro, e dopo l’estate, approssimativamente a settembre, dovrebbe essere disponibile una prima bibliografia di “libri per sempre”. Le candidature dei titoli scelti dagli editori dal proprio catalogo devono essere fatte con certi criteri e ci si aspetta che ogni opera abbia almeno cinque anni di vita in catalogo, comprese le ristampe, anche quelle nel paese di origine se straniero. 

Partendo dal presupposto che ogni bibliografia è soggettiva, nel lavoro di squadra si cerca di stemperare i punti di vista: diciamo che si tratta di un punto di partenza. Come viene valutata l’età del libro? L’età editoriale di un libro, se straniero, parte dal paese di origine, poi ha la versione tradotta e contano anche le eventuali ristampe. Un’opera che è stata pubblicata venti anni prima, ma che ha una successiva sparizione dai cataloghi, e ricompare con una ristampa a tanta distanza di tempo, non può rientrare in questi parametri di scelta. Ci sono libri bellissimi che per rispettare questa griglia non rientrano in questo genere di bibliografia, che è appunto specifica nella “durata nel tempo”. I bei libri restano validissimi, ma questo è un catalogo che risponde a parametri diversi. La domanda “Lionni, è un classico o un libro a lunga durata?” pone solo uno dei dilemmi di valutazione. 

Diventa molto difficile falcidiare libri amati dagli editori, questa operazione però è una grande riflessione del settore sulla letteratura giovanile. Emerge la bibliodiversità nella produzione editoriale. Tra i libri da selezionare ci sono quelli definiti “cuscinetto”: sono quelli che magari potranno rientrare nei criteri fissati, ma sono troppo recenti e hanno la necessità di altro tempo per poterlo fare. Insomma, occorre dotarsi di principi scientifici, ma la materia trattata è molto particolare, è un’operazione di cuore e di responsabilità verso gli altri editori. L’idea del cuscinetto serve a questo, a creare una nursery per vedere come procede il cammino imboccato da un bel libro “giovane”, per non escludere la validità di un buon progetto. Non entro nel merito dei criteri tecnici, illustrati via via, anche perché il progetto prenderà una più ampia estensione, ma a tutti è chiaro che occorrerà pazienza e tempo. È stato più volte sottolineato che si tratta di una scelta sofferta, di un lavoro lontano dall’arroganza e che guarda la durata e non la bellezza di un libro, quindi non c’è alcun giudizio. Sono state mostrate slide con parametri, il modulo inviato agli editori, e sono state spiegate alcune delle considerazioni elaborate citando qualche libro, per far comprendere meglio la valutazione fatta, ad esempio con Cornabicorna edito da Babalibri, di Bertrand Pierre, Magali Bonniol, tradotto da Federica Rocca e A che pensi? edito da Orecchio Acerbo, di Laurent Moreau, traduzione di Paolo Cesari. Senza entrare nelle qualità indiscussa dei due libri, al loro successo sul pubblico di lettori, hanno contato nella valutazione anche le loro tante ristampe. La fiera olia ogni ingranaggio che muove il mondo del libro: dal progetto alla potenzialità di realizzazione, dalla diffusione alle importanti premiazioni. Si parla di talenti e professionalità che qui vengono riconosciuti, è per questo motivo che la Bologna Children’s Book Fair resta un appuntamento così importante.



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