Bold Voices for Young Readers. The Power of Daring Books. Questo è il titolo dell’incontro con la scrittrice attivista Marta Breen che viene intervistata dalla collega Eivor Vindenes. L’incontro, in lingua inglese, annovera la presenza di un pubblico principalmente non italiano, ma l’argomento è interessante, difficile e soprattutto complesso. Da subito si capisce quanto sia importante per l’autrice il suo impegno nell’abbattere le barriere di genere, qui presenta la graphic novel Born Free, un libro illustrato con ironia e con immediata efficacia da Sunniva Fluge Hole.


Questo libro tratta del controllo religioso e della difficile conquista della libertà della donna, un viaggio nella storia, nel costume dei vari paesi e religioni nel mondo. È un testo provocatorio che parla con fine divulgativo ai giovani lettori, nonostante le implicazioni spinose, un compito sicuramente difficile, eppure ha una chiave ironica che lo rende anche divertente, perché è rivolto alla scuola primaria e lo sguardo dall’autrice cerca di essere il più oggettivo possibile, mostrando le evidenze, collocandolo in un contesto storico ampio e abbraccia il mondo, per non lasciare nessuno escluso.
Marta Breen ha scritto molti libri, sente forte la lotta per la liberazione femminile, come Donne senza paura. 150 anni di lotte per l’emancipazione femminile. Libertà, uguaglianza, sorellanza, edito da TRE60, in cui denuncia come le donne sono state a lungo considerate degli oggetti da possedere, prima dai padri poi dai mariti, senza avere nessuna proprietà e nemmeno diritti sui figli. Senza proprio dei diritti (di studio, lavoro, voto eccetera). Questo libro è stato tradotto in 28 paesi e ha finito per cambiare la sua vita e la sua carriera. Ha incontrato attivisti e studenti in ogni paese, nel 2017 si è recata in paesi dove non c’era democrazia e la sua voce, proveniente da un paese “sicuro”, ha parlato di temi ritenuti controversi, soprattutto dove impera il machismo, dove ci sono patriarchi e leader autoritari.
La sua è una challenge, ma ha trovato come previsto molti ostacoli. Nella traduzione russa comparso un sigillo sulla copertina, a Mosca e San Pietroburgo ha incontrato donne che avevano case editrici ridotte “in pezzi”, con storie importanti. In certi paesi è vietato parlare di argomenti lgbtqia+. Il libro è stato tradotto anche in arabo, lo hanno accettato ma è stato censurato e ridotto a meno della metà delle sue pagini originali e le è stato chiesto di non parlare in pubblico di certi argomenti. Commenta a ciò esclamando «It’upsetting! È sconvolgente, ma è quello che provano oggi molti autori nel mondo!». Chiaramente ai suoi incontri si recano persone che conoscono chi sia, sanno che si parlerà, sebbene con cautela, di certi argomenti, e dopo l’incontro può scambiare alcune parole con i ragazzi che hanno partecipato all’ascolto tra il pubblico, in una di queste occasioni racconta di alcuni ragazzi egiziani che non avevano mai sentito parlare dell’essere gay e così hanno avuto una conversazione su come poter aiutare l’Egitto in queste situazioni, ma è oggettivamente molto difficile. Mentre stava tornando a casa in aereo ha continuato a riflettere su queste conversazioni, su tutto quello che ha riscontrato andando a parlare dei suoi libri in tanti paesi, a quello che via via è emerso, ed ha deciso che il suo prossimo libro avrebbe dovuto essere sulla religione, perché molto parte da lì, dall’interpretazione manipolata delle scritture sacre; quindi, rispettandole e accendendo la luce su chi ne ha addirittura stravolto il messaggio.

Ed ecco la nascita di Born Free. Marta Breen aveva da tanto tempo il desiderio di fare comics, di scrivere un fumetto, ma purtroppo non sa disegnare, con questo progetto ha potuto realizzare la sua prima graphic novel.
L’uso della metafora è il modo più efficace per raggiungere i giovani lettori e il libro inizia con le grandi domande, per poi ripercorrere la storia e giunge fino alla società odierna.
La sua intenzione di raggiungere i bambini delle scuole primarie, perché è da lì che si deve cercare di aprire le menti, doveva avere certi criteri, tra cui il lato divertente, sebbene tratti di un argomento delicato come la religione. Ha ritenuto necessario partire dalla lezione storica, con la prima grande domanda: chi ha creato tutto questo, tutta questa meraviglia che sta osservando in estasi una donna con il gregge al pascolo. Comincia da qui.
L’autrice dimostra come le interpretazioni religiose abbiano discriminato la donna, come abbia diviso le donne dagli uomini, ed è una segregazione presente in tanti paesi in cui i testi sacri hanno molto in comune, dove in un passato lontano decidevano gli uomini, quello che descrive sono le società in cui erano gli uomini a decidere e fare ogni cosa. L’uomo obbediva a Dio e la donna all’uomo.
Marta Breen definisce la “gender apartheid”, ma è un’espressione usata anche dagli operatori umanitari nel mondo, perché capita anche che sia impedito loro di avere contatto fisico. Si tende a collocare l’apartheid solo in Sud Africa, mentre appartiene a molti paesi in realtà. In quel paese era riconducibile al colore della pelle, mentre in altri paesi dipende dal genere. Il “Gender Gap” alla fine riguarda tutto il mondo. Il corpo delle donne è molto sessualizzato, anche nei paesi occidentali, il corpo della donna conta, quello dell’uomo no.
In alcuni paesi la donna può essere arrestata se si vestisse come un uomo. L’intento dell’autrice è quello di spiegare tutto questo con ironia. Per cercare di togliere la cupezza, cercando di essere comunque efficaci.
L’autrice fa passare molte slide del libro e ci sono tanti esempi molto chiari di quello che una donna può e non può fare, in vari paesi e situazioni. Gli argomenti trattati sono densi e ostici, come i matrimoni forzati o con più mogli, il divieto di accesso agli studi, i controversi codici di abbigliamento, anche le mutilazioni femminili. Non si è censurata, ma ha trattato tutto in modo “rispettoso”, eppure diretto. I bambini che leggono la storia fanno molte considerazioni, commentano quello che vedono. È un libro che porta a fare tante riflessioni, a farsi tante domande, e già solo per questo dimostra la sua influenza.

Nei paesi più fondamentalisti dove le donne non possono uscire e sembrano in gabbia, ci sono madri e sorelle, alla fine la gabbia è per tutti, uomini compresi. L’immagine con LA VERGOGNA è una metafora potente, è una espressione norvegese per indicarla. I bambini capiscono subito che la vergogna è negativa. Lo è il controllo sociale in cui c’è l’obbligo, dalla società alla famiglia, di andare in certe direzioni: vergogna e onore servono a questo controllo.
Per l’uomo l’onore rappresenta essere forte, muscoloso, potente, ricco, mentre per la donna è quello di essere brava a scuola, nel lavoro. Chiesto ai ragazzi cosa fosse per loro l’onore, in molti hanno citato la ricchezza e questo è molto triste. Per la donna invece è legato alla sua sessualità, al suo corpo.

L’intervistatrice Eivor Vindenes le ha chiesto se questo clima politico, nel 2026, le ha fatto pensare di attuare un nuovo approccio nella scrittura. La risposta di Marta Breen è che in Norvegia non c’è nulla che si possa davvero ritenere controverso, fortunatamente, anche se storie a fumetti come questa ce ne siano davvero poche, però c’è apertura. Quando ha tenuto degli incontri in Ungheria o in Messico non si è mai preoccupata, perché è seguita da un pubblico che condivide i suoi modi di pensare. Nei paesi scandinavi non è necessario abbassare il livello di valori, come lei lo intende, bisogna informarsi da tutte le culture, ma poi si sceglie quello che di queste si ritiene condivisibile.
Nel libro c’è anche una “dark side” ed è quella dedicata ai fatti più cubi della cronaca persecutoria, come la persecuzione talebana in Afghanistan, la rivolta delle donne in Iran, ma appunto, come specifica, si tratta di cronaca.
Questa volontà di apertura verso la religione deriva dal fatto che in Norvegia ci sono molte più donne con la carica di vescovo rispetto agli uomini. Ci sono donne che hanno infranto le regole per diventare le prime donne imam, sono tutte donne coraggiose che vanno celebrate.
Conclude l’incontro dicendo che la “golden rule” è di non farsi dire da nessuno cosa si può o non si può fare, nel rispetto del prossimo, come insegnano tutte le religioni, perché in ognuna viene detto di non violare i diritti umani fondamentali, è il bellissimo “ama gli altri come te stesso”.