Slider

SCELTI PER VOI: Piccolo sonno

sabato 27 marzo 2021

 


Quella mattina d’estate il signor Giuseppe uscì di casa molto presto, 
così come faceva da quando sua moglie era morta alcuni anni prima,
e lui non riusciva a dormire che poche ore per notte...

Il signor Giuseppe è una persona che, come tante persone rimaste sole dopo una lunga vita di coppia, con la scomparsa della moglie, fa fatica a ritrovare un equilibrio sereno. Gli manca troppo e, sebbene sappia bene apprezzare le piccole cose, come il parco al mattino presto, con la sua pace e le sue infinite sfumature di colori, è malinconico, purtroppo la notte non porta ristoro. Quella mattina però accade qualcosa che rompe la solita quiete: un gatto sta per catturare un piccolo uccello nero, il signor Giuseppe si preoccupa e lo salva, quello che stupisce di più è che quell’uccellino lo stava aspettando, era lì per lui, e per di più parla.


Da una situazione reale ci si sposta in quella fantastica che, lievemente, introduce un tema forte: la morte. Ricorda, per alcuni punti di contatto, oltre al tema dominante, L’anatra, la morte e il tulipano di Wolf Erlbruch, un albo divenuto pietra miliare nel panorama della letteratura dell’infanzia. Come per questo, già dalla copertina si entra nella storia: nel primo l’anatra è confusa, inquieta e si guarda intorno, avverte già una strana sensazione, in questo albo invece la copertina ci anticipa le tappe di tutta la storia, ogni lettera contiene una parte importante della storia, sono lettere che compongono il titolo e raccolgono la storia, simboleggiano ognuna un aspetto importante di questa coraggiosa navigazione nel macro-tema vita/morte. Senza approfondire parallelismi, ci troviamo davanti a un albo che, come quello citato, affronta la visita dell’antico Azrael, “l’angelo della morte”, che in entrambi i casi ovviamente non spaventa, nel primo è riconoscibile, anche nelle vesti informali, qui è un tenero uccellino, sebbene vestito di ombra, ma entrambi si avvalgono di alcune similitudini rilevanti: la tenerezza su tutte, il ruolo accogliente della natura, la morte lieve e non cupa o minacciosa, la gentilezza nel rapporto reciproco tra chi riceve e chi giunge a comunicare che si è prossimi a quel passo, l’importanza della cura, che è alta anche nel testo, nelle illustrazioni e pure nei risguardi, che fanno parte della narrazione. Può esserci gradevolezza in questo tema considerato tabù?
Il testo di Alessandro Riccioni è pulito e raggiunge con limpidezza, senza sdolcinatezze, dei momenti molto toccanti, con grazia, soprattutto mentre ci affianca alle emozioni e alle pause dense di riflessioni del signor Giuseppe, che con quel “signor” di rispetto educato già dimostra quanta delicatezza usi quel piccolo ma ingombrante ambasciatore. Potrebbe scadere in sentimenti di tristezza, invece questo non accade mai.
La tecnica privilegiata dalla illustratrice Francesca Ballarini è l’acquarello, il bagnato su bagnato, e comunque con molta diluizione dove la tinta si fa più o meno carica di pigmento e brillantezza, sono illustrazioni a tratti anche indefinite, come quello che si sta raccontando, che non è confuso ma complesso. I contorni del panorama e di qualche dettaglio non possono che essere imperfetti, nella situazione di precarietà che si narra. La natura è rigogliosa, vigorosa quanto la forza della vita che avanza, il signor Giuseppe è delicato ma non sbiadito, come le velature che lo definiscono, i suoi occhi verde mare rivelano il guizzo ben attento. 


 

L’uccellino è nero, del resto è come il corvo, annuncia la morte, ma ha un aspetto fanciullo, con una testa più grande rispetto al corpo, come i bambini, con gambe troppo lunghe, come gli adolescenti: è tenero. Il nero sfuma e cambia, un colore cangiante che fa parte della sua natura e anche della sua inclinazione a porsi domande.


Io sono il messaggero della morte! – rispose l’uccellino – Viaggio in lungo e in largo per il mondo e conosco il nome di tutti, perfino di quel gattaccio che sperava di mangiarmi.”
Il signor Giuseppe sentì un brivido lungo la schiena, ma si fece forza e, con un filo di voce, rispose: “Quindi, se ho capito bene, sei venuto a dirmi che devo morire?”
“Questo sarebbe stato il mio compito, ma visto che hai cercato di salvarmi, vorrei aiutarti in qualche modo.

A questo punto la situazione dei due protagonisti si complica con l’importanza della scelta: Giuseppe può esprimere un desiderio, e lui ha il più grande di tutti già sulla punta della lingua, infatti sappiamo già che gli manca tanto la moglie e vorrebbe poterla rivedere, ma per realizzarlo, si sa, c’è un solo modo. L’uccellino è perplesso, non è convinto che morire sia la scelta migliore, gli dispiace. Quindi si danno del tempo entrambi, fino al giorno seguente, in cui potranno riflettere sulla grande decisione da prendere in merito.
Lo spazio della riflessione è lirico: si condivide l’intimità del signor Giuseppe, sbirciamo ricordi e accompagniamo i gesti lenti e ponderati, sempre garbati, come portare le briciole di biscotto all’appuntamento con l’uccellino. 


"L’uccellino nero ebbe un tuffo al cuore: mai nessuno si era preoccupato di dare da mangiare al messaggero della morte! Di sicuro, il Giuseppe era un uomo speciale..."

Questo passo è bellissimo, è un vero invito alla gentilezza e alla premura, mostra quanto sia potente la cura verso gli altri. Giuseppe ha perso il “signor” ma non per mancanza di rispetto, ma per il rapporto d'intimità che c'è tra i due protagonisti. L’uccellino si emoziona per la grande umanità che gli ha dimostrato con un altro piccolo ma caro gesto. Così prende un’altra decisione e vola via di nuovo per poter ricambiare, torna con un ultimo dono: un giaietto. Una pietra nera e lucida, che ha le proprietà dell’ambra nell’assorbire e restituire calore. Non è un sassolino scelto a caso, è chiamato anche ambra nera, e in epoche passate veniva usato per decorare ornamenti funebri e fungeva come amuleto di protezione nei viaggi spirituali. Mi ricorda “Harry Potter e i Doni della morte” di J.K. Rowlings in cui era proprio una pietra nera ad avere il potere della resurrezione. Qui invece ha un potere diverso, regala una opportunità speciale che si può avverare nella prima notte di ogni mese, un varco che si apre e si richiude, fino all’ora del grande sonno.
Un’ombra leggera tanto attesa e un piacevole disteso sorriso chiudono in bellezza la storia, intravediamo un tocco leggero, come il volo dell’uccellino. Nel risguardo c’è il riferimento allo scorrere del tempo e nella quarta di copertina il signor Giuseppe parla con un bambino, forse racconta proprio questa storia e anche il gatto pare ascoltarla tranquillo, non è poi così tanto un “gattaccio”. 


Ritengo questa conclusione aperta e decisamente serena. Un tema così impegnativo è stato trattato fino all’ultimo con tanta grazia, e la gentilezza domina ogni pagina, anche per questo è un albo significativo e di valore.

Buona lettura!


Informazioni tecniche
Titolo: Piccolo sonno
Autore: Alessandro Riccioni
Illustrazioni: Francesca Ballarini
Editore: Lupoguido
Codice EAN: 9788885810235
Formato: 24x19 cm, cartonato
Pagine: 32
Prezzo indicativo: € 15





CopyRight © | Piccoli Lettori Crescono - Book Avenue KIDS
Privacy Policy https://bookavenue.it/privacy.html