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CHI & COSA: Siamo tutti perdutamente ...Lost in Austen!

martedì 5 settembre 2017

Per il bicentenario, metteranno il suo volto sulle sterline.
È universale pur essendo locale, conosce l’animo umano e lo racconta alla perfezione, i suoi personaggi sono indimenticabili, con due aggettivi riesce a inventare una persona, inoltre, volente o nolente è molto cinematografica...Di chi stiamo parlando? Ma della mitica Jane Austen.
Fino a qualche anno, fa Jane Austen era considerata la cosa più inglese mai prodotta dalla letteratura. Tutti, dagli americani ai cinesi, la leggevano perché era così folk, così pittoresca: la verde campagna, i meravigliosi giardini, le dimore più o meno nobili, i gentlemen e non... Adesso, invece, tutti la leggiamo perché consideriamo i suoi libri universali.  Partendo dal suo minuscolo fazzoletto di mondo, è riuscita a parlare a tutti noi.  In passato,  alcuni avevano intuito la genialità della Austen. Tomasi di Lampedusa diceva che era una dei pochi scrittori - come lei Proust, Balzac e Dostoevskji - capaci di inventare un mondo. Eppure quando esce Ragione e sentimento, nel 1811 presso l’editore Thomas Egerton, in copertina c’è soltanto l’intestazione “by a Lady”, scritto da una donna. 

Le spese vengono sostenute dal fratello Henry, ma il romanzo andrà abbastanza bene da convincere Thomas Egerton a comprarle il successivo. Quell’Orgoglio e Pregiudizio che, in una stesura precedente e col titolo di Prime Impressioni, era stato rifiutato da un altro editore. Auntie Jane, come la chiama il nipote nel memoir, scritto dopo la sua morte, ha sempre pensato a sé come uno scrittore, nonostante tutti intorno a lei considerassero questa sua passione una bizzarria, un hobby. Woolf racconta che lei sedeva davanti a un tavolino piccolo, tutto il giorno, e mentre scriveva i familiari le passavano accanto, indifferenti. Il padre di lei, un pastore anglicano, si occupa personalmente dell’educazione delle due figlie femmine, Jane e Cassandra (mentre i sei figli maschi vanno a scuola). Ha una biblioteca molto fornita e Jane legge molto.
Jane Austen diventa scrittrice perché è una grande lettrice.
La cosa interessante dei suoi romanzi è proprio la contemporaneità: Austen sceglie di scrivere di quello che le sta intorno, di quello che vede e ascolta, della realtà. Niente re e principesse. Nonostante sia stata accusata di non essersi occupata della Storia, delle cose enormi che avvenivano in Inghilterra in quegli anni - le battaglie luddiste, la schiavitù, le guerre - a me è sempre sembrata la scrittrice più marxista che ci sia. Perché dice una cosa semplice e cruciale:
La libertà è una questione economica.
E questa spiega anche perché Virginia Woolf la amava così tanto. Austen viene accusata di parlare solo di matrimonio, ma il matrimonio è la società stessa, il modo in cui stiamo insieme. E lei ne analizza le regole, le ridefinisce. Le sue donne mi ricordano le donne di Shakespeare per la coscienza etica e anche linguistica. Sono franche, dicono la verità. Sanno dire di sì ma anche di no, sanno coniugare ragione e sentimento e in questo modo costruiscono un mondo migliore. Migliore anche per gli uomini. La coscienza femminile crea libertà, per gli uomini e per le donne. Pensiamo alla biografia di Jane Austen: quando muore il padre, lei, la sorella Cassandra e la madre diventano un peso sulle spalle del fratello maggiore. Se una donna può affermarsi, auto-governarsi, mantenersi, libera gli uomini da un compito che probabilmente non desiderano avere. Perché Austen ha un’idea del destino che deve compiersi in una vita sociale, condivisa. È positiva e positivista, oltre che comica.  Jane Austen, come Virginia Woolf, era una razionalista, e le sue idee mi sembrano ancora più moderne delle nostre.
Se le donne si lasciano trasportare dal sentimento e trascurano la ragione, vanno incontro alla sofferenza.
La sua prosa è così semplice che, paradossalmente, diventa difficile da tradurre. Pensiamo all’aggettivo plain. In italiano diventa “insignificante”, indica qualcosa che non ha ombre né orpelli, in cui tutto è esposto. Una ragazza plain è bruttina, per niente fascinosa... ma plain ha anche l’accezione di virtuosa. Decency è la parola che la rappresenta. Decenza, ma nel senso di normale, senza eccessi, laico, civile. Molto, molto inglese. E pochissimo italiano... Jane Austen fa in tempo ad accorgersi del suo successo? Forse no, ma di certo, anche se muore a poco più di quarant’anni, fa in tempo a capire che è stata presa sul serio come scrittore.

BRICIOLE DEI LOST IN AUSTEN...Non aprite quei contenuti extra!
I lettori di Jane sono sempre affamati. Hanno trascorso parte della vita a cercare qualcosa che somigliasse se non a Orgoglio e Pregiudizio, almeno all’Abbazia di Northanger. Periodicamente ci si placa con una nuova messa in scena Bbc, a volte con un più sintetico riadattamento hollywoodiano. Ma tutte noi abbiamo fatto definitivamente i conti con la disperante realtà: di libri non ne verranno altri. Così ci accontentiamo di briciole. 
Come queste. 
1. La leggendaria serie Bbc del 1995 che lanciò Colin Firth è nota per essere la lettura di Orgoglio e Pregiudizio più fedele al testo. Molti sanno che il catalizzante bagno nel lago di Firth è l’unica scena inventata, ma va ricordato che per la Gran Bretagna fu un evento storico. Durante la trasmissione il Paese si fermò, come da noi può succedere solo per una finale dei Mondiali di calcio. 
2. Sempre su Orgoglio e Pregiudizio, il film del 2005 di Joe Wright è un’altra eccezionale pietra miliare. Fedele alla trama, omette però alcuni personaggi, e stravolge l’ultima scena. Il che sarebbe già imperdonabile, ma il peggio deve ancora venire: il finale alternativo incluso nei dvd per il mercato americano è spaventoso. Se siete in tempo, non aprite i contenuti extra. 
3. Le austeniane regalano alle figlie: Il diario di Lizzy Bennett (di Marcia Williams) già all’inizio della prima elementare, prima ancora che abbiano imparato a leggere. 
4. Per chi ha amato Orgoglio e Pregiudizio da giovane ma non è andato oltre: in età matura non perdetevi Persuasione. 
5.  Le austeniane ringraziano!




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