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SCELTI PER VOI: OPHELIA

venerdì 20 settembre 2019


Ciao, Jeanne. Ti ricordi di me stamattina? In biblioteca? Ci sono andata nell'ora di francese con la mia classe, trenta alunni di seconda liceo che si trascinavano a testa bassa come un gregge di pecore dirette al mattatoio. In fondo alla biblioteca avevano sistemato delle file di sedie e un tavolo con sopra una pila di libri e un bicchiere d'acqua. Tu, la scrittrice, eri in piedi accanto al tavolo. Avevi i capelli grigi e l'aria di una che ha sbagliato indirizzo. ... Ovviamente nessuno ha aperto bocca. Non lo sai, Jeanne, che il lunedì mattina gli alunni di seconda somigliano più a molluschi senza conchiglia che a esseri umani? Tu non ti muovevi, rimanevi in attesa, sola. Non ho nemmeno alzato la mano. La voce è uscita così, graffiante. "Perché scrive? A che serve scrivere?"
Ophelia, nome d'elezione della protagonista, che i suoi compagni chiamano la stracciona, per via di tutti quegli strati di indumenti nei quali si nasconde, vive appartata, segreta, sola, come un gatto randagio. Ophelia è ferita e aggredisce se provocata, esce di notte e si tiene alla larga da ogni creatura  che possa di nuovo ferirla, anche solo con uno sguardo.
Fino a quando una scrittrice, invitata dalla scuola, a fine dell'incontro non le regala un taccuino, con la copertina blu notte. 
E Ophelia inizia un dialogo muto, con la scrittrice, ma vivo di parole e disegni, schizzi, lettere storte e contromano, con se stessa. 
Una piccola breccia si è aperta nella vita trasparente di Ophelia, che con i suoi cuori infranti tappezza i muri della  città, consumando gessetti e strati di pelle e mettendo a nudo ferite, paure, sogni, e il coraggio di chiedere a se stessa e al mondo esterno di essere ascoltata, di poter ascoltare, vedere, partecipare alla bellezza, di cui, nonostante tutto, anche lei è in cerca. 


È un percorso lento, fatto di incontri cercati, come quello con il dj della radio della sua scuola, il più bel ragazzo di tutta la scolaresca, dal quale osa recarsi, attirando sguardi velenosi di tutte le altre ragazze, per chiedere di poter collaborare al programma musicale, con le sue playlist da mandare in onda. Finisce anche lei in una lunghissima lista d'attesa, eppure anche solo questo le basta per tornare a sentirsi, a intuire la voce, che finora le è rimasta dentro a ruggire colma di rabbia e dolore. 
E poi ci sono gli incontri-scontri imprevisti, con il ragazzo ciccione dallo sguardo slavato azzurro-chiaro, che Ophelia scopre aver occupato lo stesso spazio, nel capannone abbandonato, scelto da entrambi come un rifugio per mettere a riparo i propri sogni: per Ophelia quello di disegnare figure grandi, come la sua ragazza a testa giù, rappresentata nuda sulla superficie di un mare cobalto,  per Ulysse, di poter viaggiare con Caboose, il resto di un camper abbandonato, che cerca ostinatamente di rimettere a posto.
Eppure se il quaderno e l'atelier costituiscono per Ophelia territori di intimità in cui poter sperimentare la relazione con Ulysse, il senso della fiducia, del concedersi lentamente al suo affetto, senza timore, del poter ricostruire una trama di speranza e futuro, fuori restano irrisolti e pendenti gli stessi ricordi, lo stesso senso di isolamento, e sì a volte la critica spietata e aspra nei confronti di un mondo di adulti che stanno attaccati alla superficie delle cose, per non annegare nell'incapacità di fronteggiare il nulla, che è dietro e dentro ogni cosa. 
Ma lei ha scelto di chiamarsi Ophelia perché quel nulla ha imparato ad affrontarlo, suo malgrado, dando corpo alle sue visioni interiori, alle parole su un foglio bianco o su un muro grande.
Quando scrivo in segreto nel quaderno blu notte mi sento libera di raccontarmi tutto quello che mi passa per la testa. Pensieri troppo inquietanti, talvolta troppo graffianti, per essere confidati davvero a qualcuno. Meglio così. Hai indovinato, Ophelia non è il mio vero nome. L'ho scelto perché la ragazza di Shakespeare ondeggia come la ragazza a testa in giù, che è risprofondata nell'oceano e che aspetta, immobile come un pesce di pietra.

Perché qualcosa da quelle prime pagine scritte, dai primi segni tracciati sul muro grande dell'atelier nel capannone ai margini della città è davvero cambiato, dalla ragazza dei cuori spezzati che da il titolo alla prima parte, Ophelia diventa la ragazza al diritto.
Cara Jeanne, da quando ti ho vista in televisione i miei pensieri sono meno cupi, meno angoscianti. Ho sognato che andavo a trovare la ragazza a testa in giù, nel regno degli abissi, in fondo al mare. Fluttuava nel rifugio delle profondità marine, con gli occhi chiusi. Non sono sicura che sentisse la mia presenza, ma le ho detto che le volevo molto bene, che non l'avrei mai dimenticata, e sono risalita verso la luce. ... Una cosa è sicura, i tuoi libri non mi salvano dalla morte. Mi sarebbe piaciuto, ma non è così. La tua presenza in me invece sì, forse.
Ophelia diventa la ragazza del diritto alle domande, a sua madre, che per un anno intero l'ha abbandonata a un'altra famiglia, diritto all'amore, all'espressività che si manifesta con urgenza, senza preavviso e con grande inquietudine, diritto a essere se stessa.
Solo qui, nel quaderno blu notte, scrivo a tutta velocità nella mia grafia a zampe di gallina, come se, nel segreto del quaderno, avessi un potere misterioso. Qui le parole mi vengono. Si sentono libere e folli. Scivolano, saltano, nuotano, ruzzolano, si riuniscono in grappoli, fabbricano frasi sorprendenti e parlano di quello che capita. 
Ophleia smette di essere trasparente, la relazione di amicizia con Ulysse diventa profonda, intima, intensa. Il loro rifugio diventa un luogo in cui fare famiglia insieme a un cane randagio, Tripode, per via delle tre zampe, e che loro insieme scelgono di adottare, sottraendolo alla morte certa. Diventano ciascuno per sé, se stessi, e insieme un nido, un luogo sicuro in cui far crescere fiducia e sogni, capaci così di affrontare lo scempio che i Vandali fanno del loro atelier, capaci di sostenere la perdita di Tripode, che viene massacrato dai Vandali, capaci di esporsi anche fuori del loro luogo sicuro. 
Non voglio svelarvi il finale, ma quello che davvero rende questo romanzo così luminoso è la sua autenticità: non c'è compiacimento educativo, non c'è retorica, non c'è reticenza e falso pudore nel narrare l'amore di due adolescenti, soli e ai margini, non c'è ridondanza o sovraesposizione dei sentimenti e delle emozioni, né sentimentalismo. Tutto è al proprio, proprio lì dove dovrebbe stare, come nella vita, e non per la sua perfezione, ma per il suo essere per ciascuno così come è. 
C'è invece dunque la vita così come spesso accade, piena zeppa di inconciliabili accadimenti, di ferite, di contraddizioni, di dolori e inspiegabili sorti, ma anche colma di vitale e genuina capacità di resistenza, narrata in prima persona nella voce della protagonista,  che sa trovare nell'arte della scrittura e della pittura, la via, il sentiero per tornare a riconoscere alla propria natura ferita dignità di esistenza. 
La scrittura è limpida, e procede come se le parole, messe una in fila all'altra, costituissero gli strumenti per scavare e andare sempre più in fondo, fino all'essenza, e mettere ordine, accogliere, ridestare, amare. 
Ma un nuovo e ulteriore motivo per non poter perdere questo libro sono le immagini affidate al talento di Daniel Sylvestre: schizzi, disegni, fotografie, che accompagnano le pagine del diario come una sorta di flusso di coscienza, che consente ai lettori un immersione ancora più profonda nei pensieri di Ophelia, dando profondità, prospettiva, magia al regno del non detto, alla vita per come a volte non sappiamo o abbiamo il coraggio di sentirla, toccarla, amarla e sì anche narrarla.
Davvero un libro imperdibile. 

Per voi Piccoli Lettori Crescono


Informazioni tecniche
Titolo: Ophelia
Autore: Charlotte Gingras
Illustratore: Daniel Sylvestre
Editore: EDT- Giralangolo
Pagine: 259
Formato: brossura, 21x13,5
Età di lettura: (14+)
Prezzo indicativo: (euro 15)
Codice EAN: 978-88-5925-704-2



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