The Book Lovers’ Café ha ospitato Hervé Tullet nell’evento organizzato da Franco Cosimo Panini Editore, Erickson e Il Saggiatore. Valentina de Poli ha condotto l’intervista con appassionato entusiasmo.
«Come vivi questa popolarità?» chiede all’artista, dopo averlo presentato con ammirazione. A sorpresa Tullet confessa che durante le esternazioni eccitate del pubblico prova una intensa emozione, davanti a una platea in ascolto prova una sensazione un po’ complicata da gestire, con onestà confessa di preferire il lavoro, nella riservatezza, che lo emoziona e che dà emozione. In questo periodo sta facendo un tour in Italia dove incontrerà adulti e bambini, con i giovani lettori si trova a suo agio, porta i suoi materiali, la musica, i giochi e infine gioca con loro, fa un lavoro estemporaneo, è come uno spettacolo teatrale di improvvisazione dove quello che conta è la reazione al momento.
L’intervistatrice cita il libro Un curriculum per la creatività, edito da Erickson, che racchiude i laboratori di Tullet. Un libro rivolto ad insegnanti e agli educatori. Tullet spiega che questo libro trasmette l’idea che si possono fare tante cose insieme, ma fondamentalmente racconta la sua reazione all’incontro con dei bambini, sono momenti di dialogo e di creazioni, vivere delle esperienze con i bambini gli dà il senso stesso della creatività, quel gusto di giocare dentro a un libro.
Valentina de Poli comunica a Tullet che all’interno della biblioteca in Sala Borsa ci sono Tre Dots, titolo del suo libro, ma sono tre sculture che lo celebrano l’espressione totale della sua creatività da vedere, toccare, sbattere, girare e sbirciare attraverso.
«Che ricordo hai dell’origine del libro con i tre puntini?» chiede Valentina de Poli. Per Tullet rappresenta il libro forse più sorprendente anche per sé stesso. A dire il vero, ogni suo libro è parte di quel cammino che conduce al prossimo libro, per Tullet questo libro tratta di un’idea che non sa da dove sia venuta, come arrivano le idee resta un mistero.
«Hai molta paura di non avere più idee?» Tullet risponde senza esitazione che ne ha molte, ha un altro libro già pronto per il prossimo anno. Nel primo libro Turlututù, per esempio, c’erano già tutte le idee, sia per questo che per Io sono Blop! c’è la forma ripetitiva che doveva essere l’idea di far muovere Blop dentro il libro, una sorta di danza, idee queste già presenti nei suoi quaderni di appunti dove progetta i libri. Il lavoro per organizzare questa idea viene dopo, anche se la costruzione del libro racchiude soltanto l’idea, che prende vita solo quando passa al lettore. Definisce il suo lavoro come quello di conservare l’improvvisazione dell’idea, poi diventa idea vivente quando finalmente viene guardata, gli interessa che circoli, quando si crea questo passaggio di apertura.
«Mi piace di più cercare le idee che trovarle» dice convinto. A volte l’idea è molto semplice, facile da capire, lui la prende e ne fa uno spettacolo, è il suo punto di partenza creativo.
Tullet racconta dell’Expo Ideale a New York, la prima grande mostra con carta sospesa in un vasto spazio da cui ha tratto considerazioni per ogni opera lì esposta, in un quaderno ha scritto una lista di quelle che avrebbero potuto essere replicate senza di lui. Creare idee facili è un punto di partenza che gli fornisce tutta l’energia a cui ambisce.
Ha un rapporto attivo sui social, ma non per cercare emozioni, piuttosto cerca il dialogo, perché Tullet sostiene che l’arte è per tutti, deve essere accessibile, dobbiamo trovare il tempo per l’arte anche in mezzo agli impegni. L’educazione per gli occhi dà senso all’arte in tutta la nostra vita, è una risorsa per i punti di vista in tutto quello che si fa. Manca l’educazione alla realtà, perché l’arte non è solo in galleria o nei musei, ma è ovunque.
Il bambino a colori, edito da Il Saggiatore, è un libro diverso dagli altri, è un’autobiografia della sua infanzia, che non ha avuto difficoltà, un’infanzia “senza ricordi”. Si tratta di un libro intimo, e Tullet ha scoperto che avrebbe tanto da dire e ha pure preso gusto a parlare. «Volevo scrivere un’autobiografia creativa per dare un senso al suo percorso creativo ma anche personale, che è particolare.» Con i bambini è avvenuto qualcosa di importante, ha trovato lo spazio per giocare e loro gli hanno dato la possibilità di crescere. Nelle scuole con situazioni più difficili la creatività diventa salvifica. La sua infanzia è stata un insieme di mistero, di solitudine, di silenzio, di vagabondare. Racconto dell’incontro con un altro bambino che come lui stava cercando qualcosa negli occhi, prende consapevolezza dei sensi, di quello che può fare la mano e comprende che quello che vede è negli occhi, è un prendere coscienza di quello che si ha.
Un incontro importante a scuola è stato con il professore che gli introdusse il movimento surrealista, gli ha fornito la possibilità di poter fare qualcosa da solo. Il surrealismo è giovane, è rivoluzionario, è un movimento grande che gli ha dato come un senso, un’esplosione di creatività. Il gesto automatico gli ha dato molta libertà creativa, quando aveva diciassette anni è stata una rivelazione fondamentale.
Quando scoprì Piccolo blu e Piccolo giallo di Leo Lionni fu un’esperienza incredibile, il fatto di provare una grande emozione per la storia di due pezzetti di carta ha avuto un grande impatto sulla sua percezione di creatività. Con Sendak ha scoperto il senso dell’infanzia e il piacere di leggere con i bambini. Una cosa lo turba molto, ed è vedere i bambini con i cellulari.
Con i bambini che incontra nelle classi a volte fa il monello, per vedere cosa accade, perché ama l’improvvisazione, ma sa che più si dà, più si riceve. Tullet è felice di aver ricevuto la libertà di fare, di scrivere altri libri, di fare mostre, con il riconoscimento delle istituzioni che permettono di avere più mezzi per dare sfogo alla sua creatività, per i bambini. Tullet è felice di fare quello che fa, ma aggiunge che avverte la responsabilità, «perché fare è dare».
Un incontro dove si è sentita la gioia per quel che si fa e che ha raccontato un po’ della filosofia artistica di Hervé Tullet, i cui libri sono amatissimi dai bambini.



