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DAL LIBRO ALLO SCHERMO: Wonder.Il Potere della Gentilezza

mercoledì 3 gennaio 2018


Ho sempre pensato che i bambini siano i nostri veri maestri di vita.
I bambini sono le poche persone serie che affrontano il mondo con il sorriso anche nelle situazioni più difficili.
Con il sorriso e la gentilezza.
C'è un dilagante costume che inneggia all'aggressività, all'attacco alla giugulare.
Dice il proverbio che se la volpe non riesce a raggiungere l'uva dice che è acerba. 
E dell'acerbo, dell'acidità, si ciba quotidianamente un modello che va per la maggiore al giorno d'oggi: il rancoroso cronico.
Il grande rancoroso lo troviamo dappertutto, dalla tv al web, dal pubblico al privato, in strada o in ufficio, per non parlare dei social, dove non perde l'occasione di sbatterci in faccia o urlarci la sua rabbia, le sue frustrazioni, accusando senza interrogarsi, senza fermarsi, senza sapere il come o il perché, l'importante è affondare i denti.
Se lo avete riconosciuto o ne avete uno a fianco, fategli trovare nella calza della Befana il libro Wonder e un biglietto per vederlo anche al cinema. 
Sì, perché a questo grande e diffuso rancore, ai portatori di livore che serpeggiano attorno la risposta è sempre la gentilezza.
Quella gentilezza di cui i bambini o chi appartiene a questa categoria di spirito  sono portatori sani.
Ci sono almeno quattro fatti meravigliosi in Wonder.
Il primo,  appena citato, l'incredibile potere del garbo.
Il secondo il dipingere i genitori di Auggie il bambino protagonista come delle "sliding doors", delle porte scorrevoli. Infatti, la loro funzione principale all'interno della storia è sia quella di proteggere Auggie e la sorella Via  dalle brutture del mondo, sia quella di lasciarsi attraversare, in modo che i figli vadano oltre al caos della vita. Il terzo che ribadisce come la scuola sia – ancora - il luogo più importante dell’educazione e della crescita personale, e, infine, il quarto che rivendica una morale che non ci si stanca mai di sentire. L’ironia, l’intelligenza, l’amore, sono i mezzi con cui si reagisce alle durezze della vita, passando da una situazione di debolezza a una di forza.
Il film di Stephen Chbosky non tradisce la storia. È molto fedele. Si trova lo stesso tono caustico, irriverente, mai vittimistico del romanzo, che  contribuisce a irrobustire il  livello di immaginario creando il mondo del protagonista ancora più forte, preciso, caldo e accogliente anche divertente del romanzo e che cambia radicalmente la nostra prospettiva di guardare. Nella pellicola  c’è grande fedeltà anche all’aspetto più importante del libro: la diversità che diventa nel corso del film da motivo di sospetto e di diffidenza, a qualità imprescindibile da cercare, sottolineando l'unicità della persona.

Non mi resta che dirvi per favore, leggetelo, regalatelo e andatelo a vedere, non ve ne pentirete.
Grazie

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